Caro Direttore, ho sentito ieri sera, ma non è la prima volta, il professore Angelo D'Orsi fare alcune affermazioni, per me allucinanti. Dunque, per il professore, la violenta aggressione da parte di operai della Fiom a colleghi della Uilm, alcuni finiti direttamente dai cancelli dell'Ilva di Genova al pronto soccorso, è solo una "scazzottata fra colleghi", da non prendere nemmeno in considerazione come violenza.

«Ma scherziamo», aggiunge «è come voler paragonare l'assalto fascista alla sede della Cgil alla "ragazzata" di un piccolo gruppetto che è entrato nella sede della Stampa per fare qualche scritta». Per me che sono un contadino, tutte queste cose sono speculari, identiche. Sono segnali pericolosi. E vengo alla provocazione, non sarà che il fatto che la Costituzione sia antifascista, legittimi chi si dichiara antifascista ad usare metodi fascisti per fare valere le sue idee?

Diego Parolo

Padova

Caro lettore, non ho ascoltato ciò che ha detto il professor D'Orsi, quindi mi è impossibile commentarlo. Ma è un fatto che nel dibattito politico attuale si è rafforzata una brutta e pericolosa abitudine: quella di minimizzare o, al contrario, di enfatizzare episodi di violenza per interessi di parte. La condanna di scontri, assalti e agguati è una variabile dipendente: se gli autori appartengono a uno schieramento contrario o lontano al proprio, la disapprovazione è immediata, l'indignazione totale e la censura senza riserve.