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David era un uomo sensibile, introverso, misurato. Aveva un senso quasi ancestrale di cosa rappresentasse, per Siena, il Monte dei Paschi: non solo una banca, ma una dorsale morale, economica, identitaria
Esistono parole che una moglie e una figlia non vorrebbero neppure sentir pronunciare, perché pungono gli occhi più degli aghi del vento gelido dell'inverno. Esistono fatti tanto fragili nella vita di una famiglia con cui anche la penna della cronaca è chiamata a fare i conti, prima di versare inchiostro rosso sangue sul candore dell'anima. Eppure, amor di verità ci porta ad affermare che sulla morte di David Rossi siamo ancora lontani da una parola definitiva, e che ogni nuovo tassello, anche il più clamoroso, esige misura, rispetto e un'attenzione che non scivoli mai nella fretta del giudizio. L'eco delle ultime valutazioni attribuite ai Ris - che parrebbero orientarsi verso l'ipotesi dell'omicidio più che del suicidio - ha riacceso un dibattito che da anni lacera Siena e chi ebbe modo di conoscere David davvero. E io, che l'ho frequentato per anni nelle stanze di lavoro e nei silenzi carichi di un uomo che portava sulle spalle la comunicazione di una istituzione secolare, non posso fare a meno di ricordare ciò che allora fu per me la verità più istintiva.







