Da Milano a Roma, viaggio nelle strade italiane dove le aggressioni con armi “bianche” sono un’emergenza, soprattutto tra i più giovani
di Ilaria Carra (Milano), Dario Del Porto (Napoli), Luca Monaco (Roma),
a cura di Chiara Nardinocchi
Per noia, per rabbia o per uccidere. Le lame sono diventate l’arma simbolo del disagio post pandemico e di quel malessere diffuso, soprattutto tra i più giovani che faticano a stare al passo con una società sempre più sorda al loro grido d’aiuto. Così, girare con l’arma bianca in tasca rinforza il senso di appartenenza, un mezzo per riconoscersi nel branco e difendersi dagli altri. Secondo i dati del Viminale nel 2024 le lesioni dolose, in cui rientrano anche gli accoltellamenti, sono aumentate del 5,8%. Mentre le grandi città si confermano i centri della microcriminalità del paese. Dati che si ritrovano nella cronaca quotidiana e che sembrano aver subito un’accelerata negli ultimi mesi.
Dalle risse legate alla movida milanese, passando per i guanti anti-taglio dati in dotazione alle forze dell’ordine nella capitale, fino ai metal detector fuori dalle scuole nel napoletano: inizia da qui il racconto dell’Italia dei coltelli.






