Difficoltà ad andare a scuola. Diffidenza dei quartieri. Case troppe piccole e troppo isolate. A leggere i principali quotidiani, i rom milanesi sono solo vittime di una società che non li comprende e li respinge. Ma la verità è che i campi nomadi, anche quelli regolari, sono oasi d’illegalità dove la legge dello Stato italiano si ferma appena prima dei cancelli d’ingresso.

Ma andiamo con ordine. A Milano ci sono tre insediamenti autorizzati: il Villaggio delle Rose di via della Chiesa Rossa, quello di via Negrotto e quello di via Impastato. La quasi totalità ha discendenze balcaniche e molti sono di fatto cittadini italiani. Il campo di Chiesa Rossa, per cui 158 persone nei giorni scorsi hanno ricevuto un’ordinanza sindacale «contingibile e urgente» che li obbliga a lasciare il campo entro il 30 settembre in cambio di alloggi popolari fuori dalle canoniche graduatorie, dal 2002 si è distinto per numerose specialità: i furti di furgoni carichi di attrezzi da lavoro (con le vittime costrette a contrattare per riavere le proprie cose), le sparatorie (luglio 2018 e febbraio 2025), gli assalti ai corrieri, le truffe (persino Lele Mora cadde nel tranello della finta partita di champagne), gli allacci abusivi alla corrente (la giunta Pd ha stanziato di recente 100mila euro per metterli a norma). Nessun residente, in questa estrema periferia sud-ovest, è in regola coi pagamenti delle utenze, dalle piazzole alla luce all’acqua, e il buco per le casse comunali continua ad accumulare decine di migliaia di euro.