Si allungano di più i tempi per la pensione per i lavoratori con basse retribuzioni. L’aumento dei requisiti pensionistici previsto dal Governo con la legge di Bilancio - l’incremento di 1 mese dell’età o dei contributi dal 2027 e di ulteriori 2 mesi aggiuntivi dal 2028 - avrà ricadute più pesanti sui cosiddetti working poor. Ad essere penalizzate sono quelle retribuzioni che non riescono a raggiungere una piena copertura contributiva annuale, spesso frutto di rapporti discontinui, stagionali e part-time involontari che coinvolgono in prevalenza donne e giovani: un’analisi della Cgil evidenzia che subiranno le conseguenze peggiori dell’aumento automatico dei requisiti legato all’aspettativa di vita.

Penalizzati i circa 6 milioni di lavoratori poveri che non maturano il minimale contributivo

La platea penalizzata è quella dei lavoratori con retribuzioni inferiori ai 15mila euro annui, che rappresentano circa un terzo del totale dei dipendenti del settore privato, intorno a 6,1 milioni di persone (34,6%): sono lavoratrici e lavoratori che non riescono a raggiungere una piena copertura contributiva annuale, con impatti diretti sul diritto futuro alla pensione. In particolare, le due fasce più basse (fino a 9.999 euro annui di retribuzione) includono oltre 4,1 milioni di lavoratori che oltre a non raggiungere la soglia necessaria a una vita lavorativa dignitosa, spesso non maturano neanche i 12 mesi utili ai fini dell’anzianità contributiva, poiché i periodi di lavoro non coprono l’intero anno.