(A questo link la cronaca della partita minuto per minuto) Udine – Terza vittoria nelle ultime cinque partite, la seconda della stagione in trasferta. Il Genoa ha definitivamente cambiato passo, va a sbancare lo stadio di Udine con un 2-1 tutto sommato meritato, bissando il successo ottenuto l’anno scorso con Vieira in panchina. Quella vittoria segnò l’inizio della rincorsa verso una tranquilla salvezza, questa dà la sensazione di una squadra che ha fatto tesoro dei propri errori, che ha cuore e talento, con la generosità e l’impegno di tutti si lancia verso zone di classifica molto più tranquille. Al Bluenergy Stadium decide la rete di Norton-Cuffy, arrivata al termine di un’azione bella e rocambolesca allo stesso tempo. Ci sono il tocco sotto di Thorsby a superare il centrocampo, la veronica rischiosissima ma preziosa del neoentrato Messia, lo sprint di Ekuban che mette in mezzo, Messias non ci arriva ma Norton-Cuffy è pronto a chiudere da buon quinto, come dicono coloro che amano il covercianese. Semplicemente è la giocata di un esterno molto forte, portato a esempio da De Rossi alla vigilia. “Giocheremo contro 11 Norton”, aveva detto, sottolineando il fatto che nell’Udinese la maggior parte dei giocatori ha forza fisica e velocità dell’inglese. Un’intuizione del ds Ottolini, fatto crescere con pazienza dopo averlo preso a prezzo di saldo. E ora è uno dei migliori esterni del campionato. Di là ci saranno stati undici Norton, al Genoa ne basta uno per vincere. E per rimediare al provvisorio pareggio firmato da Piotrowski a metà ripresa, la risposta friulana al rigore realizzato, finalmente, da Malinovskyi, dopo quattro errori consecutivi da parte dei compagni di squadra nell’ultimo anno. Tutto è bene quel che finisce bene. Con i giocatori del Grifone applauditi dai 600 tifosi arrivati in Friuli per una delle più lunghe trasferte della stagione. E dire che non era iniziata nel migliore dei modi. Doppia brutta notizia alla vigilia per De Rossi. Nel corso degli allenamenti pre-gara vanno ko prima Ostigard e poi Frendrup. Due pedine molto importanti, centrali nello schieramento rossoblù e non solo per la posizione occupata sul campo. Ostigard assicura fisicità e gol sui calci piazzati, Frendrup pressing e recupero palla oltre all’esperienza maturata in questi anni genoani. Vanno dentro Otoa, all’esordio da titolare in questa stagione in campionato, e Masini, che negli ultimi tempi ha perso qualche posizione nella graduatoria dei centrocampisti ma non ha mai mollato e si è fatto trovare pronto nel momento della necessità. Il Genoa del primo tempo è concreto ma non certo bello, ha il merito di mettere a frutto uno degli errori difensivi dell’Udinese: carambola in area che favorisce Colombo, il centravanti si fionda sul pallone e costringe Okoye al fallo da rigore. Netto, senza proteste. E senza esitazioni è il rigore calciato da Malinovskyi, secco e preciso nell’angolino. Poi è Leali a fare correre qualche brivido con un’uscita non perfetta su Piotrowski, anche se la sensazione è che il portiere subisca un fallo. Poi è decisivo nel respingere sui tiri di Bertola, Zaniolo e nel finale di Lovric. Piotrowski pareggia con un sinistro all’incrocio dei pali ma con la difesa rossoblù troppo schiacciata a protezione della porta. Sembra un match avviato verso il pareggio ma le mosse di De Rossi danno la sensazione che si possa osare: spingono il Grifone avanti, con Messias mezzala e la coppia Ekuban-Ekhator davanti. Ci crede di più il Genoa e alla fine viene premiato. Sotto gli occhi entusiasti del presidente Sucu, in tribuna a Udine nonostante il match da primato del Rapid. Ma è un Grifone che dà soddisfazioni. De Rossi: “Lottiamo come una famiglia, continuiamo a tenere l’elmetto” Gli occhi di Daniele De Rossi brillano di gioia. Otto punti in 4 partite, seconda vittoria di seguito. Il 2-1 con cui il Genoa si impone a Udine è di quelli pesanti. «Mi è piaciuto che ho visto una squadra, capace di difendere l’area, ho visto trame interessanti, siamo stati bravi a uscire dalla pressione, ora dobbiamo metterci la parte successiva. Ci siamo abbassati troppo dopo il vantaggio, mancava tanto, ma miglioreremo sul capire i momenti. I ragazzi lottano come una famiglia, ho fatto parte di squadre che lottavano per finta, in cui chi entrava faceva l’offeso, sono fortunato ad avere ereditato da chi l’ha costruita una squadra con valori umani importanti. E se chi entra fa gol o quello che hanno fatto oggi sono felice». Contento ma con i piedi per terra: «L’obiettivo è allontanarsi da quella zona lì per poi metterci qualcosa di più simile a quello che mi piace, ora ci mettiamo l’elmetto, possiamo comunque giocare a calcio, dobbiamo capire quando giocare bene, quando male e continuare con questo impegno. Temevo che il ko di Coppa intaccasse la simbiosi che si sta creando ma siamo ripartiti forte». L’analisi del tecnico è onesta: «Già prima che arrivassi io la squadra, per quello che produceva, aveva raccolto pochi punti, non è giusto prendersi solo meriti se si vince. Qualcosa abbiamo dato, certo, ma ho troppa esperienza nel calcio, per gonfiare il petto dopo questo avvio, è ancora lunga, i ragazzi lo sanno, questa gara era fondamentale, ora arriveranno partite con squadre più forti di noi ma si può vincere lo stesso con questo spirito». Il Genoa in trasferta era stato spesso rimontato. Ma l’ingresso di Ekhator e Messias ha dato coraggio decisivo. «I cambi? Sono letture che faccio con lo staff - prosegue De Rossi - volevo dare freschezza all’attacco, chiedevo verticalità e profondità, le caratteristiche di Ekhator e Ekuban erano perfette per questo ed è stato importante mettere Messias non accanto a una punta ma al posto di Malinovskyi, ma dietro due attaccanti. Coil Verona facendo un cambio diverso ci eravamo schiacciati dietro. Ma il cambio riesce se Messias entra con la grinta di un ragazzino di 18 anni, se Ekuban e Ekhator giocano così, mi spiace non aver fatto cinque cambi, ci ho pensato ma siamo vincolati dai gol presi in area, sulle palle alte o inattive, mi serviva la fisicità di Thorsby o Norton». L’autore del gol vittoria a cui dedica elogi: «E’ una bomba pronta a esplodere». Così come Malinovsky ha rotto il tabù dei rigori sbagliati: «So che non segnavamo da tempo su rigore, così come non si vinceva da tanto due gare di seguito - spiega il mister - ci siamo allenati tanto dal dischetto ,speravamo di andare ai rigori con l’Atalanta, gli ho solo detto di non cazzeggiare in allenamento, di tirarli come se fossero al’90’ di una partita. Poi non ci vuole uno scienziato per scegliere Ruslan. Ma li battono benissimo pure Martin, Messias, Stanciu, Gronbaek. Anche Colombo e Cornet, riavranno l’occasione magari...ma più avanti...». Il Genoa ieri aveva anche due assenze pesanti, Ostigard e Frendrup: «Li valuteremo in settimana - conclude De Rossi - non penso siano infortuni lunghi, avevano dato disponibilità per giocare ma non volevo rischiare. Non voglio prendermi meriti per le assenze ma voglio citare Masini e Otoa: fantastici. Patrizio ha giocato tante partite, lo sto penalizzando ma lui si allena a mille, quando entra dà sempre il “fritto”, Otoa ha giocato due partite da 90’ impegnative, prima contro Scamacca uno degli attaccanti più forti d’Europa e ora con Davis, una bestia, ha lottato, tra pallonate e spallate, sono felice della sua tenuta mentale, tattica, tecnica».