Milano, 7 dic. (askanews) – L’arte contemporanea, quando è di valore, è capace di canalizzare in opere, installazioni o film un’analisi reale della società, uno sguardo critico che si suppone libero ed è anche uno spazio dove le contraddizioni vengono accolte, come parte dello stesso modo di pensare il lavoro artistico. Del resto i grandi protagonisti del contemporaneo spesso portano avanti con il loro lavoro una denuncia sociale forte e, al medesimo tempo, sono parte di un Sistema dell’arte che garantisce loro notorietà e guadagno, un sistema che diventa più potente e più ricco grazie anche alle opere che mostrano tutte le sue storture e le sue follie. In questo senso è emblematica la classifica dei Power 100 che ogni anno viene stilata su scala globale dalla rivista Art Review: al vertice dei più influenti personaggi dell’arte oggi c’è un artista ghanese, Ibrahim Mahama, che da sempre lavora su temi del colonialismo, dello sfruttamento del lavoro, della violenza insita nei grandi commerci e, per estensione, in tutto il sistema capitalistico.Una figura importante, quella di Mahama, che rappresenta un modo di essere artista particolarmente in linea con la sensibilità di oggi e con il discorso globale e decolonizzato che la stessa Art Review da anni porta avanti.