Lo scambio automatico delle informazioni fiscali si estende ai patrimoni immobiliari. È l’obiettivo che si sono dati 25 paesi per scambiarsi i dati sui contribuenti che posseggono case o incassano affitti, anche brevi, al di fuori dello Stato di residenza. La dichiarazione congiunta è stata firmata il 4 dicembre coinvolge oltre all’Italia altri 24 paesi: Belgio, Brasile, Cile, Costa Rica, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Corea, Lituania, Malta, Nuova Zelanda, Norvegia, Perù, Portogallo, Romania, Slovenia, Sudafrica, Spagna, Svezia e Regno Unito e Gibilterra.

La rotta da seguire

La strategia, spiega una nota pubblicata sul sito del ministero dell’Economia e delle Finanze, è quella già adottata negli ultimi anni e cha ha portato a sviluppare la politica fiscale migliorando «significativamente gli scambi transfrontalieri di informazioni e la cooperazione tra amministrazioni fiscali, contrastando l’evasione fiscale offshore e il segreto sui conti finanziari». In sostanza l’impronta da seguire è quella che ha consentito di introdurre lo scambio automatico di informazioni sugli asset finanziari (Common Reporting Standard) e sulle cripto-attività (Crypto-Asset Reporting Framework). Il buco ora da colmare per il contrasto alle frodi e all’elusione fiscale è proprio nel meccanismo di scambio di informazioni sugli asset non finanziari, in particolare gli immobili.