Cinque perquisizioni all’alba, un presunto piano fatto di minacce, pressioni e notizie false, e un unico obiettivo: colpire Claudio Lotito. È il quadro tracciato dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, che su delega della procura hanno passato al setaccio le abitazioni di cinque persone indagate per tentata estorsione e manipolazione del mercato ai danni del presidente della Lazio. Le accuse emergono dal decreto di perquisizione di dieci pagine firmato dai pm Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice.

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Secondo il provvedimento, gli indagati avrebbero agito «in concorso morale e materiale» tra loro e con altri complici non ancora identificati, mettendo in campo «reiterati atti di minaccia di morte» rivolti a Lotito e ai suoi collaboratori tramite social network, telefonate anonime e mail. L’obiettivo, per la procura, era quello di costringerlo a cedere il capitale detenuto nella S.S. Lazio o, in almeno un caso, a procedere a un aumento di capitale.

Il decreto contesta anche la diffusione di “notizie false” attraverso la testata online Millenovecento: dalla presunta imminente vendita del pacchetto di controllo, allo stato di decozione delle società riconducibili a Lotito, fino all’ipotesi che volesse far retrocedere volutamente la squadra per incassare il cosiddetto paracadute da 35 milioni di euro. Informazioni giudicate idonee a manipolare il prezzo del titolo della Lazio, quotato in Borsa.