Il 28 novembre la Russia ha lanciato un missile balistico intercontinentale (Icbm) da un silo sotterraneo nelle steppe a sud del paese, in un test programmato che avrebbe dovuto trasportare una testata fittizia in un’area d’impatto distante quasi 6.500 chilometri. Ma che invece non è arrivata nemmeno a 1.200 metri.Anche se dalle forze armate russe non sono arrivati commenti, un’esplosione è stata vista e udita per chilometri intorno alla base aerea di Dombarovsky, nell’oblast di Orenburg, vicino al confine con il Kazakstan.Un video pubblicato dal blog russo MilitaryRussia.ru su Telegram, poi condiviso ampiamente anche su altre piattaforme, mostra il missile deviare dalla sua traiettoria subito dopo il lancio, per poi capovolgersi, perdere potenza e schiantarsi a poca distanza dal punto di partenza. Prima dell’impatto, il proiettile ha espulso un componente, forse attivando un protocollo di recupero del carico, come ipotizzato da Pavel Podvig, ricercatore dell'Istituto di ricerca delle Nazioni Unite sul disarmo.L’esplosione ha generato una palla di fuoco e una nube tossica rossastra, elementi che identificano chiaramente la miscela di idrazina e tetrossido di diazoto utilizzata come propellente negli Icbm russi più potenti. Le immagini satellitari scattate dopo il 28 novembre mostrano inoltre un cratere e un’ampia area bruciata vicino al silo.Secondo diversi analisti, le circostanze del lancio suggeriscono che si trattasse probabilmente di un test del Rs-28 Sarmat, il missile con la gittata più lunga al mondo, progettato per colpire bersagli a circa 18mila chilometri di distanza.Rs-28 Sarmat, un'arma temibile ma inutilizzabileIl missile Sarmat è il nuovo Icbm pesante di ultima generazione in dotazione all'esercito russo, capace di trasportare fino a dieci grandi testate nucleari, testate multiple indipendenti (Mirv) o veicoli ipersonici boost-glide, secondo il Center for strategic and international studies (Csis). In altre parole, il Sarmat è un’arma “da fine del mondo”, progettata per uno scenario di guerra nucleare totale tra Russia e Stati Uniti.Non sorprende, quindi, che le autorità russe ne esaltino puntualmente le capacità. Il presidente Vladimir Putin ha definito il Sarmat un'“arma davvero unica”, che “darà da riflettere a coloro che, nel pieno di una retorica aggressiva e frenetica, cercano di minacciare il nostro paese”. Dopo il primo volo di prova nel 2022, Dmitry Rogozin, all’epoca direttore dell’agenzia spaziale russa, parlò di “superarma”.Ma per il momento quello che rende davvero unico l'Rs-28 Sarmat è la sua propensione ai fallimenti. Dopo un primo lancio di prova apparentemente riuscito nel 2022, il programma ha collezionato infatti una serie di insuccessi, tra cui una catastrofica esplosione che l’anno scorso distrusse un silo sotterraneo nel nord della Russia.In teoria, il Sarmat dovrebbe sostituire l’arsenale di Icbm strategici R-36M2 in possesso della Russia, costruiti originariamente in Ucraina. L’Rs-28, talvolta chiamato Satan II, è invece un "prodotto sviluppato interamente dall’industria russa", secondo il ministero della Difesa del paese.La risoluzione del video della scorsa settimana non è sufficientemente elevata per confermare se l'ultimo flop abbia effettivamente coinvolto un Sarmat oppure il più vecchio R-36M2, anche se gli analisti sembrano essere sicuri che si trattasse effettivamente del primo. Il silo utilizzato per il test del 28 novembre è stato rinnovato di recente, forse per adattarlo ai nuovi test dopo la distruzione del sito avvenuta l'anno scorso. "I lavori sono iniziati nella primavera del 2025, dopo il disgelo", ha scritto Etienne Marcuz, analista che si occupa di armamenti strategici presso il think tank francese Foundation for strategic research. "L'urgente ristrutturazione" del silo di Dombarovsky rafforza l’ipotesi che l’incidente della settimana scorsa abbia coinvolto il Sarmat e non l’R-36M2, il cui ultimo test risale a più di dieci anni fa, ha aggiunto Marcuz su X."Se si tratta davvero di un nuovo fallimento del Sarmat, sarebbe estremamente deleterio per il futuro a medio termine della deterrenza russa", ha proseguito Marcuz. "I missili R-36M2 ormai invecchiati, che trasportano una parte significativa delle testate strategiche del paese, vedono la loro sostituzione slittare ancora più in là nel tempo, mentre la manutenzione, affidata all'Ucraina fino al 2014, resta estremamente incerta". Podvig, che gestisce anche il blog Russian nuclear forces, concorda con le conclusioni di Marcuz: con l’R-36M2 prossimo al ritiro, "è estremamente improbabile che le forze missilistiche vogliano ancora testarli", ha scritto l'esperto sul suo sito.La sempre più fragile deterrenza russaIl nuovo incidente di percorso del Sarmat aggiunge ulteriore incertezza circa la prontezza dell’arsenale nucleare russo. Se si fosse trattato di un test di uno dei vecchi Icbm, l'esplosione e lo schianto solleverebbero dubbi sul degrado dei componenti e sulla loro obsolescenza. Ma se come sembra l'esercitazione ha davvero coinvolto il Sarmat, la Russia si ritroverebbe a fare i conti con l’ennesimo problema che dal 2018 ritarda l’entrata in servizio dell'arma.Mentre il programma Sarmat arranca, le risorse militari della Russia sono assorbite dall'invasione su larga scala dell’Ucraina, un conflitto che sta consumando a ritmo serrato aerei, artiglieria, droni e truppe del paese. Putin ha citato diverse volte il suo arsenale strategico per scoraggiare un coinvolgimento crescente di Stati Uniti o Europa nel conflitto. Nella realtà dei fatti però la modernizzazione dell’arsenale nucleare russo è in stallo, mentre il Cremlino concentra i propri sforzi sulla sostituzione dei mezzi necessari per il fronte ucraino.La Russia dispone anche di un arsenale di missili balistici intercontinentali più leggeri, capaci di trasportare una singola testata o un numero limitato di Mirv, ciascuno dotato della propria arma nucleare. Un Sarmat funzionante, di contro, può ospitare molte più testate, consentendo di colpire obiettivi lontani con un solo lancio.Secondo recenti avvisi di sicurezza aerea, il Cremlino ha in programma per la prossima settimana un test del suo missile Yars, uno degli Icbm più piccoli dell’esercito russo. Come gli Stati Uniti, anche la Russia testa regolarmente il proprio arsenale per garantire che le forze nucleari siano pronte all'uso.Pochi giorni prima del test del Sarmat, l’aeronautica statunitense ha inviato almeno un aereo di sorveglianza RC-135S Cobra Ball in Alaska, a tre ore di volo dall’area d’impatto dei missili russi in Siberia. Il velivolo è equipaggiato con sensori ottici ed elettronici per monitorare i lanci balistici e può raccogliere dati “cruciali per la verifica del rispetto dei trattati sul controllo degli armamenti e per lo sviluppo della difesa strategica statunitense e dei concetti di difesa antimissile tattica”, spiega l’Air force americana in una scheda informativa.In un discorso tenuto a ottobre, Putin ha dichiarato che il Sarmat sarebbe stato oggetto “test di combattimento” prima della fine dell’anno, per poi entrare in “servizio operativo” nel 2026. Se il lancio di venerdì era davvero una prova generale, tuttavia, è evidente che i vertici russi non possono fare ancora affidamento sull'arma.Anche prima dell’incidente, alcuni analisti avevano sollevato la possibilità che il paese potesse cancellare il programma e affidarsi invece ai suoi Icbm più piccoli, che in molti casi hanno il vantaggio di utilizzare lanciatori mobili. Il ricercatore russo Dmitry Stefanovich ha condiviso la stessa tesi in un post pubblicato sui social il 28 novembre: "Il Sarmat merita di essere cancellato".Questo articolo è apparso originariamente su Ars Technica.