La richiesta alla politica (Parlamento e Governo) è netta: abbassare a 2,5 euro l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco dei passeggeri aerei in tutti gli scali nazionali. Confindustria e Assaeroporti rilanciano la loro proposta per riformare una tassa fortemente contestata dalle due associazioni. Lo fanno attraverso un documento congiunto (position paper) che è stato pubblicato sul sito di Assaeroporti. Inclusa nel costo del biglietto aereo, l’addizionale viene incassata dalla compagnia aerea, corrisposta al gestore aeroportuale e da quest’ultimo riversata: nella misura di 5 euro all’Inps, che a sua volta ne destina 1,5 euro al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale (Fta) e 3,5 euro al sostegno delle gestioni previdenziali dell’Istituto stesso; per un importo di 1 euro al bilancio dello Stato, di cui 0,5 euro destinati ai Vigili del Fuoco; nella misura di 0,5 euro all’Erario; per un importo compreso tra 0,5 e 2,5 euro ai Comuni aeroportuali in cui è situato lo scalo.

Nel sistema aeroportuale nazionale esistono oggi sette diversi livelli di addizionale comunale, che variano da 6,5 a 9 euro in funzione dello scalo di partenza e, in alcuni casi, della destinazione del volo. Si aggiungono poi gli aeroporti in cui la tassa a carico del passeggero è pari a zero, con conseguente trasferimento dell’onere in capo alla Regione in cui è situato lo scalo. Una vera e propria Babele fiscale, come recita il titolo del documento congiunto. Esempio: a Napoli l’addizionale comunale è di 8,5 euro sui voli Ue e di 9 euro sui voli extra Ue; a Roma Fiumicino di 7,5 euro sui voli Ue e di 8 euro sui voli extra Ue. Nella gran parte degli scali nazionali, la tassa d’imbarco è di 6,5 euro.