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La procura di Milano ha avviato un’indagine con l’accusa di caporalato contro l’azienda di moda Tod’s. È indagata l’azienda stessa e tre dirigenti: Simone Bernardini, Mirko Bartoloni e Vittorio Mascioni. Secondo la procura, i tre avrebbero usato la manodopera di persone cinesi in condizioni di sfruttamento per la produzione di capi di abbigliamento, approfittando del loro stato di bisogno. Gli operai cinesi in questione sono 53 e le aziende per cui lavorano 6, tutte inserite nella filiera produttiva di Tod’s in Lombardia e nelle Marche.

Secondo la procura i dirigenti di Tod’s sarebbero stati consapevoli delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori: orari superiori ai limiti di legge, stipendi inadeguati, violazione di varie norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, alloggi fatiscenti e degradanti. L’utilizzo, l’assunzione o l’impiego di manodopera in queste condizioni, approfittando dello stato di bisogno, configura proprio il reato di caporalato.

Secondo la procura Tod’s aveva affidato a società esterne le ispezioni per verificare il rispetto della legge negli stabilimenti in cui venivano prodotti i capi, ma non aveva poi tenuto «minimamente conto» dei risultati delle ispezioni, secondo cui ci sarebbero stati «numerosi indici di sfruttamento».