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20 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:34
Lavoratori cinesi chini a cucire tomaie; tutti i giorni, soprattutto la notte, e pagati 2,75 euro all’ora. Natale compreso. La nuova inchiesta della procura di Milano sull’ipotizzato sfruttamento della manodopera – come avvenuto per altri marchi della moda e per società di logistica o security – non cambia lo scenario emerso e ipotizzato in altre indagini. Ma per la prima volta registra uno scontro diretto tra inquirenti e società indagata che parla di “preoccupante tempismo”. Tre manager della Tod’s spa sono indagati per caporalato e la stessa società è stata iscritta nel registro degli indagati ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. L’inchiesta del pm Paolo Storari, che già nei mesi scorsi aveva portato a chiedere l’amministrazione giudiziaria per il gruppo, riguarda presunti omessi controlli nella catena dei subappalti della produzione, in particolare negli opifici cinesi utilizzati per realizzare componenti e capi per il brand. Durante gli accertamenti sarebbero emerse le condizioni di lavoro che la procura bolla come “para schiavitù“.
Ora il pubblico ministero, come emerge da una richiesta di interdittiva presentata al giudice per le indagini preliminari Domenico Santoro e anticipata dal Corriere della Sera, contesta alla società non solo responsabilità omissive, ma anche condotte dolose. Nell’istanza, con la quale si chiede che Tod’s non possa pubblicizzare i propri prodotti per sei mesi, si indica che i manager non avrebbero tenuto “minimamente conto dei risultati” delle ispezioni effettuate in sei opifici situati tra le province di Milano, Pavia, Macerata e Fermo, né dei numerosi audit che segnalavano “indici di sfruttamento” dei lavoratori: turni eccessivi, paghe irregolari, scarsa sicurezza e condizioni alloggiative degradanti.












