MILANO. Mabèl, mi raccomando l'accento. È un nome molto diffuso in Argentina, e sua madre era argentina. Liliana Mabèl Gracielita, Nostra Signora dei Canestri ha tre nomi, ultimo quello di una sorellina morta 18 mesi prima che nascesse lei. A Parma. Sbocciata ad Avellino. Grandiosa a Sesto San Giovanni. Radicata a Milano. Sposata in Tunisia. Divorziata da poco. In partenza, pare definitiva, per la Calabria. "San Nicola di Arcella, per la precisione. Perché da anni ci abita mia sorella Ambra, la mia casa è vicina alla sua, perché in estate si ritrova lì il mondo del bridge, perché alle mie ossa malmesse il sole del sud farà bene, perché laggiù c'è il mare e spazio per gli animali, perché Milano è diventata troppo cara per una pensionata senza pensione".
Detto così, sembra un po' triste.
"No, è sempre vita. Sia la Gazzetta sia il Corriere non mi hanno rinnovato il contratto di collaborazione. C'è la crisi, capisco. Mi ha avvertita uno dell'amministrazione, avrei preferito lo facesse qualcuno con lui lavoravo in redazione da una trentina d'anni ma da lì nulla, neanche una parola. Questo sì mi ha fatto male. Già la parola "taglio" ha un che di doloroso, se poi ti fanno sentire inutile è peggio. Ma forse è colpa mia, ho cercato di vivere la vita come vivevo lo sport, pensando che una sorta di meritocrazia debba esistere: ti alleni bene, giochi bene, meriti di vincere. Non è così. Lo sport ha regole più chiare. Posso aver fatto molti errori, anzi li avrò pure fatti, ma non rinnego nulla. Rifarei tutto, anche abbandonare gli studi di Medicina, ma a 21 anni ero già laureata Isef con 110 e lode, sarebbe stata una seconda laurea. Anche entrare in politica, e uscirne delusa, rifarei, anche vivere per mesi in un villaggio Masai senza luce e senz'acqua, dormendo per terra".







