Volto più popolare della pallacanestro al femminile, in tempi quasi pionieristici, tanto da entrare nelle case di tutti gli italiani con la "Domenica Sportiva". Il basket italiano saluta e piange la sua "Divina": Mabel Bocchi, a 72 anni, è scomparsa nella sua casa calabrese di San Nicola Arcella, buen retiro scelto per godersi la vita lontana dal caos delle metropoli Malata da qualche mese, l'icona del Geas Sesto San Giovanni pluricampione d’Italia e sul tetto d’Europa, successi raccolti anche a Torino, negli anni ‘70 stamattina ha esalato l'ultimo respiro. Limitativo tratteggiare il ritratto di Mabel Bocchi, nata a Parma da un papà argentino che dirigeva una fabbrica di champignon, in qualche riga: il paragone più calzante, visti i tempi in parte combaciante, è quello con Dino Meneghin. Mabel Bocchi per la pallacanestro in rosa ha rappresentato, negli anni del boom cestistico italiano, un qualcosa di molto simile a SuperDino nazionale per quella al maschile
Talento assoluto sul parquet, tanto da essere protagonista assoluta nella prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra italiana ( contro lo Slavia Praga nel 1977/78) e nella prima medaglia assoluta conquistata dalla Nazionale (bronzo agli Europei del 1974). Mabel Bocchi, però, è stato anche un punto di riferimento trasversale e personaggio riconoscibile anche fuori dal campo. Carattere tosto, fumatrice incallita di sigari toscani, circondata dai suoi amati cani e gatti, ma dalla battuta sempre pronta, i primi passi della "Divina" con un pallone da basket furono ad Avellino. La svolta, a 15 anni, con il trasferimento a Sesto San Giovanni: otto scudetti consecutivi e un titolo europeo Un'opera rifinita a Torino, con altri due tricolori e una Coppa dei Campioni in bacheca.









