Al 31 dicembre scorso ad Inarcassa, l'Ente previdenziale degli ingegneri e degli architetti, risultano iscritti in 174.225.

E, negli ultimi decenni, c'è stata "una progressiva crescita del numero di professioniste, frutto della graduale femminilizzazione delle categorie" tecniche, perciò la presenza di donne negli elenchi "sfiora il 30% nel 2024, con un'incidenza più elevata tra gli architetti (41%) rispetto agli ingegneri (15%)".

È ciò che si legge nella stessa memoria che la Cassa presieduta da Massimo Garbari ha depositato, in occasione dell'audizione di oggi nella Commissione parlamentare per il controllo delle gestioni previdenziali guidata dal deputato della Lega Alberto Bagnai; gli associati, si spiega, erano saliti (+3,1%) nel periodo 2020-2024, una crescita "favorita da due fattori transitori legati alla pandemia, ossia il 'boom' di abilitazioni e la ripartenza dell'edilizia", però "dal 2023 gli iscritti hanno ripreso a diminuire e, in prospettiva, la platea è destinata a ridursi in linea con il calo demografico nazionale". Stando alle cifre illustrate, il reddito medio del bacino di assicurati presso Inarcassa è di 49.900 euro (più alto quello degli ingegneri, pari a 63.363, meno la 'performance' degli architetti, pari a 37.731 euro). E, si evidenzia, c'è stata una ascesa rilevante nel lustro passato (+82% nel periodo 2020-2024), omogenea tra categorie e generi, tuttavia la 'nota dolente' dei minori guadagni femminili è presente pure nelle categorie tecniche: le donne fra gli ingegneri, nel 2024, "hanno dichiarato in media il 56% del reddito dei colleghi uomini, mentre tra gli architetti si sono attestate al 60%". Ed il 'gender gap' è presente in tutte le fasce d'età, anche tra i professionisti under 35 nel quadro di "una dinamica reddituale 'ciclica', legata, cioè, all'alternarsi di fasi positive e negative del settore delle costruzioni" nel nostro Paese.