Gas e asset, con la consapevolezza che la pace, in Ucraina, resta un'utopia.
L'Ue risponde a Vladimir Putin e lo fa puntando ancora una volta alle casse del Cremlino. Una doppia mossa, quella di Palazzo Berlaymont, che se da un lato alza il livello della guerra di nervi e soldi con Mosca, dall'altro non è priva di ombre nella sua applicazione finale. L'accordo tra Consiglio e Parlamento europei - il cosiddetto trilogo - sullo stop al gas russo è il preludio di un rapido via libera finale. Diverso il caso dell'uso degli asset congelati di Mosca. Ursula von der Leyen ha alleggerito alcuni aspetti dello strumento, rafforzandone la rete di garanzie. La partita della presidente della Commissione resta tuttavia aperta e il Belgio, che detiene gran parte dei beni congelati di Mosca, ha già anticipato che la sua posizione resta contraria.
Sull'uso degli asset l'appuntamento chiave resta quello del summit europeo del 18 dicembre. E' a quel tavolo che la Commissione cercherà il consenso politico necessario per avviare poi l'iter ai diversi regolamenti pensati pensati per i prestiti a Kiev. Entro il secondo trimestre del 2026 la Commissione vuole vedere le prime erogazioni. Kiev, ha ricordato l'esecutivo comunitario, avrà bisogno di 135 miliardi nei prossimi due anni.







