Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Prosegue sottotraccia la vera partita in corso tra potenze autocratiche (Russia e Cina) e impero americano gestito da un ammiratore degli autocrati

Babbo Natale non porterà la pace in Ucraina. Ormai da settimane, le già stanche opinioni pubbliche vengono cloroformizzate con l'eterna ripetizione dell'uguale: è il tempo della speranza, mai la pace è stata così vicina. Ce lo ripetono i diretti interessati americani (quel Nobel per la Pace cui Donald Trump ambisce mentre minaccia di attaccare il Venezuela) e anche quelli ucraini (che hanno capito che a Trump conviene dar sempre ragione). Un bel po' meno quelli russi, che si limitano a definire "un'utile base di partenza" lo sbilanciatissimo piano dei 28 punti che loro stessi hanno servito all'inviato-sdraiato della Casa Bianca Steve Witkoff, e che Witkoff ha rifilato agli ucraini come se fosse suo.

Ma è solo un gioco delle parti, in cui ciascuna ritiene di avere un obiettivo da conseguire: Trump una pace purchessia per poter ricominciare a fare affari (anche privati) con il criminale di guerra Putin; la Russia guadagnar tempo facendo richieste massimaliste inaccettabili, tacciando di guerrafondai Ucraina ed Europa che giustamente le respingono, e così continuando la guerra raccontando di volere la pace; la stessa disgraziata Ucraina, cui conviene nonostante tutto continuare a lodare Trump e giurare che la pace sia davvero vicina, non fosse che purtroppo Putin non la vuole.