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4 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:05
La richiesta di giudizio immediato come mossa politica più che giudiziaria. Un attimo dopo aver ricevuto la richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Palermo – che lo accusa di corruzione, peculato, falso e truffa – l’ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno ha presentato istanza per saltare l’udienza preliminare e andare direttamente a dibattimento. Una strategia per archiviare il processo più in fretta possibile, liberandosene in tempo per correre per la guida della Regione. Sull’isola, infatti, c’è già odore di elezioni. Non subito: l’arresto di Totò Cuffaro non produrrà effetti immediati sul governo regionale. Proprio martedì, mentre a Galvagno veniva notificata la richiesta dei pm, il “Parlamento” di Palermo confermava la fiducia a Renato Schifani: il governatore quindi resta in sella, almeno fino al prossimo scossone. Ma vista la mole di grane giudiziarie di questa legislatura, i partiti iniziano a pensare al futuro.
Per questo, anche se ancora nulla si muove, molto ribolle sotto traccia. Inevitabilmente, infatti, le indagini hanno via via indebolito la giunta dell’ex presidente del Senato, rosa dall’interno da una fronda antagonista in Forza Italia (capeggiata dal vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, con Marco Falcone e Tommaso Calderone) e dagli alleati che mirano alla prossima presidenza. I meloniani lamentano di guidare poche Regioni rispetto al loro consenso, mentre con l’arresto di Cuffaro gli equilibri interni al centrodestra potrebbero cambiare: il primo effetto è che la Lega ha congelato il patto con la Dc Sicilia, il partito dell’ex governatore ora a rischio estinzione. E proprio sui sette deputati della Dc insistono gli appetiti degli altri partiti, in particolare del Carroccio, che così passerebbe da un accordo saltato a un’annessione. “Ancora è presto per parlare di passaggi”, giura qualcuno, mentre altri sottolineano che nessun deputato è stato arrestato e Cuffaro non fa parte del governo.








