Se ne parlava da giorni e a Palazzo dei Normanni, sede dell’Assemblea regionale siciliana, la notizia era molto attesa. Ma è arrivata in un momento politicamente delicato: la Procura della Repubblica di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, ha chiesto il rinvio a giudizio per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno, per la sua ex portavoce Sabrina De Capitani, per l’imprenditrice Marcella Cannariato e per altri tre indagati — Alessandro Alessi, Marianna Amato e Roberto Marino — a vario titolo accusati di corruzione, peculato e truffa.
La notifica è stata recapitata pochi minuti prima dell’avvio della seduta parlamentare in cui l’Ars deve discutere la mozione di sfiducia al presidente della Regione, Renato Schifani. Una coincidenza temporale inevitabilmente pesante, perché è proprio Galvagno a presiedere la seduta in cui si gioca una parte dell’equilibrio politico dell’Isola. È un incrocio di piani — giudiziario e istituzionale — che non produce nessi automatici, ma che segnala la fragilità della stagione politica siciliana.
L’udienza preliminare è stata fissata dal Gup Giuseppa Zampino per il 21 gennaio, data che rischia di assumere un valore di cesura non solo per il futuro personale del presidente dell’Ars, ma anche per le dinamiche interne di Fratelli d’Italia e per il quadro politico regionale.









