Giacarta è una città dove il respiro stesso della vita sembra comprimersi tra i grattacieli e le strade affollate, dove decine di milioni di persone si muovono ogni giorno in un flusso incessante e dove il tempo sembra scandito dal battito costante dei motori e dai passi frettolosi dei pedoni. La capitale dell’Indonesia non è più soltanto una megalopoli: è un organismo pulsante. Ora è anche la città più popolosa del mondo, dopo aver superato Tokyo, capitale del Giappone.Giacarta, infatti, ospita quasi 42 milioni di persone, secondo una stima della divisione popolazione del dipartimento degli Affari economici e sociali delle Nazioni Unite nel suo rapporto World Urbanisation Prospects 2025. Ma la megalopoli sta sprofondando e il governo indonesiano ha già pensato a una nuova capitale: Nusantara.Presente e futuro di GiacartaClassifica stravolta rispetto all'anno scorsoIn Asia la densità è estrema, letteralmenteI confronti demografici globali fanno impressioneUn primato tragicamente ambivalente in epoca di crisi climaticaQuali soluzioni a queste sfide epocali?La nuova capitale NusantaraDalla crescita demografica alla vulnerabilità politicaClassifica stravolta rispetto all'anno scorsoGiacarta è seguita dalla capitale del Bangladesh, Dhaka, con 37 milioni di abitanti. Mentre, con una popolazione di 33 milioni, Tokyo (definita nello studio come una megalopoli che comprende tre prefetture limitrofe) è scivolata al terzo posto. Un cambiamento drastico rispetto al precedente rapporto Onu del 2018, che collocava la capitale giapponese al primo posto con una popolazione di 37 milioni. Il cambiamento nelle classifiche è anche il risultato di una nuova metodologia più coerente nel modo in cui vengono categorizzate città, cittadine e aree rurali.In Asia la densità è estrema, letteralmenteNove delle dieci città più popolose – Giacarta, Dhaka, Tokyo, Nuova Delhi, Shanghai, Guangzhou, Manila, Kolkata e Seul – si trovano in Asia. L’unica città non asiatica tra le prime dieci è Il Cairo. L'Asia è un continente che tende ancora all'urbanizzazione estrema. Mentre la regione di Tokyo considerata ha seguito la tendenza generale del Giappone, ovvero verso un declino demografico che ha caratterizzato e caratterizzerà i prossimi anni.Giacarta è un luogo in cui la densità della vita urbana tocca vette quasi incomprensibili. Qui, la modernità convive con la precarietà, l’innovazione tecnologica con antiche tradizioni, e il sogno di prosperità si scontra quotidianamente con sfide ambientali che mettono alla prova la resilienza di milioni di abitanti. In questa città in continua espansione, ogni strada, ogni ponte, ogni quartiere racconta la storia di un’umanità che cresce, si adatta e lotta per sopravvivere in un contesto sempre più fragile e vulnerabile.I confronti demografici globali fanno impressioneLa “città” Giacarta, da sola, è oggi più popolosa di 23 dei 27 stati dell’Unione europea, fanno eccezione solo Germania, Francia, Italia e Spagna. La città indonesiana ha più abitanti dell’intero Canada (38 milioni), pur essendo racchiusa in un’area urbanizzata di dimensioni relativamente ridotte rispetto al vastissimo territorio canadese. È anche più popolosa dell’Australia (circa 27 milioni) ed è molto vicina a raggiungere l’Argentina (46 milioni).Tornando in Europa, la comparazione è ancora più impressionante. L’insieme urbano di Giacarta ha più abitanti di Paesi Bassi, Belgio e Portogallo messi insieme. Ha più abitanti della Polonia (38 milioni), della Romania (19 milioni), della Grecia (10 milioni) e supera anche stati europei economicamente avanzati come Austria (9 milioni), Svizzera (8,8 milioni) e Danimarca (5,9 milioni) di più di cinque o sei volte.La capitale dell'Indonesia, da sola, contiene circa il 71% dell’intera popolazione italiana. In altri termini, è come se dentro una singola agglomerazione urbana fosse concentrata quasi tre quarti dell’Italia, distribuiti però in uno spazio infinitamente più ristretto. Nello specifico, Giacarta è più popolosa di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana messe insieme.Un primato tragicamente ambivalente in epoca di crisi climaticaQuella massa umana si è aggregata attorno a un’origine storica precisa: non è sorta come centro pianificato di epoca moderna ma ha conservato stratificazioni di funzioni e popolazioni risalenti al periodo coloniale, alle mutazioni post-indipendenza e poi all’inarrestabile polarizzazione economica sull'isola di Giava, la più grande dell'immenso arcipelago indonesiano. Nel secondo dopoguerra la rapida industrializzazione, la liberalizzazione economica e il boom demografico hanno trasformato il bacino metropolitano in un magnete per migranti interni in cerca di lavoro, istruzione e servizi.A questa dinamica demografica si è sovrapposta una vulnerabilità ambientale che rende il primato demografico tragicamente ambivalente. Giacarta è una città che sprofonda: l’estrazione eccessiva di acqua dalle falde, il peso delle costruzioni e il cedimento naturale dei sedimenti hanno prodotto fenomeni di subsidenza che in ampie aree della città superano i decimetri annui.Molte zone, soprattutto a nord, sono già sotto il livello del mare e l’innalzamento causato dal riscaldamento globale aggrava ulteriormente la prospettiva di allagamenti ricorrenti e danni infrastrutturali. Le celebri inondazioni e gli eventi pluviali estremi non sono incidenti isolati ma segnali di un sistema urbano che paga il costo di una crescita che non ha sempre anticipato la sostenibilità.Quali soluzioni a queste sfide epocali?Le misure concrete su cui autorità nazionali e locali stanno lavorando per affrontare la doppia sfida della superpopolazione di Giacarta e della sua fragilità ambientale spaziano da interventi ingegneristici su vasta scala a riforme economiche e decisioni politiche strutturali. Sul piano tecnico le priorità sono chiare: il rafforzamento delle difese costiere attraverso progetti integrati come la Grande barriera (Giant Sea Wall), pensata per arginare le maree alte e il ritorno dell’acqua nella baia della città.Il piano viene presentato come il pilastro ingegneristico della strategia anti-allagamenti, affiancato da un’intensa opera di normalizzazione e "naturalizzazione" dei fiumi (Ciliwung, Krukut e altri) per migliorare la capacità di deflusso dell’acqua. Sul fronte dei trasporti e dell’organizzazione urbana, le autorità cercano di disinnescare la congestione che amplifica i costi sociali ed economici dell’urbanizzazione: l’espansione di linee metropolitane su rotaia e di sistemi leggeri mirano a spostare quote significative di spostamenti dal mezzo privato al trasporto pubblico, migliorando efficienza e qualità dell’aria.La nuova capitale NusantaraPoliticamente e istituzionalmente le risposte sono forse le più radicali: lo spostamento di molte funzioni amministrative verso la nuova capitale Nusantara nel Kalimantan sull'isola del Borneo — almeno come nucleo politico e amministrativo — è pensato come strategia di decongestionamento e di redistribuzione territoriale, con l’obiettivo di ridurre la densità funzionale di Giacarta e creare spazio di resilienza; tuttavia questa mossa non è una “cura miracolosa”: trasferire ministeri e uffici richiede tempo, provoca costi di transizione, crea problemi di governance multilivello e talvolta lascia a Giacarta il ruolo di centro economico non meno densamente popolato, con il rischio di spostare il problema piuttosto che risolverlo.Essere la “città più popolosa” porta con sé implicazioni concrete e immediate su molti piani. Sul piano socioeconomico significa che Giacarta concentra non solo lavoro e opportunità, ma anche enormi disuguaglianze: la convivenza di moderne aree d’affari con insediamenti a bassa qualità abitativa richiama l’urgenza di politiche abitative, sanitarie e di inclusione molto più aggressive di quanto visto fino a oggi; la congestione trasforma la produttività in perdita economica cronica e aumenta i costi di trasporto e logistica, con impatti che si propagano sull’intera economia nazionale. Documenti delle Nazioni Unite e analisti hanno evidenziato come la rapida urbanizzazione porti opportunità di crescita economica ma richieda al contempo investimenti enormi in capitale umano e infrastrutturale se non si vuole che la città diventi una bomba sociale.Dalla crescita demografica alla vulnerabilità politicaSul piano simbolico e geopolitico, la nuova classifica cambia la percezione internazionale di Giacarta e dell’Indonesia. Una città che ospita 42 milioni di abitanti entra nel ristretto club delle megacittà che pesano su economie, reti commerciali e politiche regionali: per l’Indonesia significa avere una piattaforma urbana con cui negoziare investimenti esteri, leadership regionale e partenariati infrastrutturali, ma anche dover affrontare la responsabilità di garantire stabilità urbana in un contesto in cui shock climatici o sociali avrebbero effetti sistémici nell’area Asean, l'Associazione delle nazioni del Sudest asiatico.Allo stesso tempo, le generazioni demografica giovane che alimenta l’espansione urbana è un potenziale vantaggio competitivo se incanalata con formazione, lavoro e innovazione; senza questi investimenti, però, la crescita demografica rischia di trasformarsi in vulnerabilità politica. In fondo, il primato di Giacarta racconta la storia di un Paese divenuto motore demografico e produttivo dell’Asia meridionale e del Sudest asiatico, ma mette anche in luce la necessità di ripensare con urgenza e ambizione modelli di sviluppo urbano che siano inclusivi, a prova di clima e sostenibili nel lungo periodo.Alluvioni in Asia mai viste in secoli di storia hanno causato almeno 1.600 morti tra Indonesia, Sri Lanka e ThailandiaGallery13 Immaginidi Riccardo Piccolo e Enrico PitziantiGuarda la gallery