Hollywood la ama (e la premia), ma Olsen vorrebbe solo “coltivare la terra”. E per gestire la fama scrive: le sue idee sul climate change e molto ancora

di Roberto Croci

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Non è un caso che siano in molti ad aver visto in lei un incrocio tra Jane Fonda e Kate Winslet. Dopo serie come WandaVision (Disney+), cinque film Marvel, nomination a Bafta e Globe e legami con il mondo indie (Wind River, Ingrid va a ovest, His Three Daughters), Elizabeth Olsen continua a vantare un’agenda fittissima: prossimamente la vedremo in Seven Sisters con Cristin Milioti, accanto a Julia Roberts nel thriller Panic Carefully diretto dal Sam Esmail e nell’attesissimo horror vampiresco Flesh of The Gods con Kristen Stewart e Oscar Isaac. Ma prima di tutto però c’è Eternity, film di cui è protagonista e produttrice esecutiva, nelle sale italiane dal 4 dicembre.

È una storia nata dalla fantasia romantica del regista e co-sceneggiatore David Freyne, in cui Olsen (nei panni di Joan) compie un viaggio nell’esistenza ultraterrena. Imparerà a misurare l’amore e la felicità. “È stato bello interpretare una donna innamorata, ma piena di dubbi sui suoi sentimenti”, dice. “Essendoci anche una terza persona coinvolta, potrebbe sembrare il classico triangolo amoroso. E invece non è così, perché qui si tratta di fare una scelta fondamentale che non riguarda l’amore terreno, ma quello eterno. Se ho accettato il ruolo è perché sono stata sempre attratta dal dilemma: si può “amare per sempre”? Eppure non c’è pesantezza, anzi penso che Eternity ricordi molto le vecchie commedie romantiche, come quelle di Ernst Lubitsch che amo profondamente. Insomma, è un film felice anche se affronta la morte”.