Oltre al blocco della statale 100 Taranto-Bari, in atto da ieri, stamani lavoratori dell'ex Ilva e sindacalisti hanno attuato blocchi sulla statale 106 e nell'area imprese del siderurgico.

Nelle ultime ore l'azienda dell'appalto Semat Sud ha annunciato la chiusura e 220 licenziamenti.

Nella tarda serata di ieri ha raggiunto il presidio dei lavoratori il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, al quale i sindacati hanno chiesto di non partecipare all'incontro al Mimit del 5 dicembre perché il ministro Urso ha convocato riunioni separate per i siti del Nord e del Sud mentre i sindacati chiedono un tavolo unico a Palazzo Chigi. "Taranto non può più vivere nell'attesa. Da tredici anni i lavoratori e le loro famiglie sono intrappolati in una crisi senza fine, fatta di stop improvvisi, cassa integrazione e impianti al minimo". Lo dichiara il coordinatore territoriale della Uil Taranto, Gennaro Oliva, riferendosi allo sciopero a oltranza in corso ad Acciaierie d'Italia, ex Ilva, dove da ieri sono stati attivati presìdi permanenti. "Il Governo - aggiunge - ritiri subito un piano che appare come il preludio alla dismissione. Servono scelte chiare, trasparenti e immediate". La Uil Taranto ribadisce il proprio "sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori", in un contesto definito "drammaticamente sospeso da tredici anni di incertezze, promesse mancate e assenza di risposte da parte dei governi che si sono succeduti". "La fabbrica è ferma - osserva Oliva - e lo resterà finché non arriveranno risposte certe su futuro industriale, occupazione, sicurezza, tutela della salute e della città di Taranto". "Lo sciopero a oltranza - conclude - è il segnale di una comunità al limite. La città chiede certezze: un vero piano industriale, investimenti sulla sicurezza e un percorso di decarbonizzazione serio e non annunci vuoti. La Uil Taranto sarà al fianco dei lavoratori in ogni passaggio. Taranto merita risposte, non altri rinvii".