L’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha annunciato ieri l’entrata in vigore del nuovo sistema di indennizzi automatici per ritardi e blocchi sulla rete autostradale. Una misura attesa da anni, che sulla carta dovrebbe riconoscere all’utente un diritto elementare: non pagare per un servizio che non ha ricevuto.

Le tre clausole che rendono difficilissimo avere i risarcimenti

Il Codacons, tuttavia, ne evidenzia subito i limiti strutturali, e lo fa con argomenti che meritano di essere presi sul serio. Il meccanismo, infatti, contiene almeno tre clausole che rischiano di svuotarne la portata.

Primo: il rimborso non è dovuto se sul tratto interessato è già stata applicata una riduzione generalizzata del pedaggio. Tradotto: i concessionari potranno evitare gli indennizzi semplicemente abbassando preventivamente le tariffe su alcune tratte critiche, una scelta che costa loro meno di quanto costerebbe rimborsare caso per caso. Il risultato è che il disagio resta, ma il diritto all’indennizzo svanisce.

Secondo: sono esclusi i cantieri mobili, cioè proprio quella tipologia di lavori che genera la maggior parte delle code imprevedibili. Una esclusione che appare difficilmente giustificabile sul piano tecnico e che lascia scoperti milioni di transiti quotidiani.