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La donna, a cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale, non la vede da febbraio e denuncia un percorso giudiziario contraddittorio nato dopo la segnalazione di presunti abusi paterni poi archiviata
Da febbraio una bambina triestina di otto anni vive in una comunità educativa della provincia di Udine, lontana dalla madre e dai fratelli più piccoli. La giornata in cui tutto è cambiato risale all’11 febbraio: gli operatori sono andati direttamente a prenderla a scuola, trasferendola poi in una struttura protetta. Da allora la madre non ha più potuto incontrarla di persona.
La vicenda si inserisce in un percorso giudiziario lungo e ancora aperto. La capacità genitoriale della donna è stata sospesa sulla base di relazioni dei servizi sociali, gli stessi che in passato avevano autorizzato incontri tra un’altra madre, paziente psichiatrica, e il piccolo Giovanni Trame, poi tragicamente ucciso durante una visita protetta. Un precedente che ha contribuito a sollevare interrogativi sulla gestione dei casi più delicati.






