«Non vedo mia figlia dal vivo dall’11 febbraio, da quando sono andati a prelevarla da scuola e l’hanno portata in una casa famiglia». La storia di Alessia (nome di fantasia) lascia senza fiato. È una storia fatta di paradossi, di provvedimenti giudiziari che - «nel nome della tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena» - hanno portato una bambina di 8 anni a essere sradicata dalla famiglia in cui viveva con la madre e i fratelli più piccoli, per approdare in una comunità socio-educativa in provincia di Udine, nella quale Lila (nome di fantasia) non vive con nessuno dei due genitori. Nel lungo iter giudiziario, non ancora concluso, è stata sospesa la capacità genitoriale della madre, sulla base di perizie sottoscritte dai servizi sociali dello stesso comune che avevano concesso alla madre di Giovanni Trame di vedere il figlio da sola, nonostante fosse una paziente psichiatrica, e che in uno di questi incontri, il 12 novembre, ha sgozzato il bambino di 9 anni con una coltellata alla gola.
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