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«Dai un bacio alla zia» è il tipo di frase che chiunque ricorda di aver sentito almeno una volta nella vita. E se non era la zia, erano nonni, altri parenti o amici di famiglia: persone, non per forza intime, che spesso si avvicinano ai bambini piccoli con naturalezza e cercando il contatto fisico. Vale anche per i neonati, spesso accarezzati amorevolmente e con trasporto da quelle persone, a volte nell’imbarazzo dei neogenitori.
Da tempo la sensibilità comune verso questi comportamenti affettuosi è cambiata. Toccare mani e piedi ai neonati, sbaciucchiarseli o avvicinarseli al volto, per quanto affettuoso, è un gesto sempre più spesso riservato a parenti stretti, e a volte nemmeno a quelli. In molti altri casi o è silenziosamente tollerato, o esplicitamente disincentivato dai genitori, tramite allusioni o richieste che possono anche suonare antipatiche o scortesi.
La predisposizione negativa verso baci e abbracci a neonati e bambini è in parte un’eredità della pandemia. Le misure straordinarie adottate allora per limitare i contagi hanno avuto in generale, tra gli effetti duraturi, un aumento delle attenzioni abituali ai rischi igienico-sanitari di ogni contatto fisico non strettamente necessario, tanto più con soggetti percepiti come più vulnerabili. Per limitare questi rischi, nei reparti di pediatria di alcuni ospedali, capita di vedere esposti avvisi che vietano esplicitamente di dare baci ai pazienti.







