È iniziata la battaglia in Senato sul consenso dopo la battuta d’arresto al disegno di legge sullo stupro arrivata a sorpresa il 25 novembre su richiesta della Lega. Ieri prima giornata di audizioni e i pareri richiesti dalla presidente Giustizia Giulia Bongiorno, questa l’accusa delle opposizioni, sono stati un modo per frenare e insabbiare un provvedimento su cui c’era un patto tra Giorgia Meloni e Elly Schlein e che era già stato approvato alla Camera.

«Nessuno stop», è stata la risposta di Giulia Bongiorno ma «una mancata accelerazione» per un disegno di legge che «ha avuto una serie di indicazioni di possibili criticità. Oggi abbiamo ascoltato sia le Camere penali, sia l’Anm, e anche oggi sono state sollevate delle perplessità». L’obiettivo di Bongiorno è di «trovare una soluzione in cui ci sia il consenso, ma il consenso sia riconoscibile. Questo dovrebbe essere il punto di equilibrio, cioè evitare che questo consenso sia un concetto del tutto astratto ed evitare appunto che al contempo ci possano essere strumentalizzazioni».

Una posizione che anche tra i magistrati non appare del tutto condivisibile. Secondo il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi: «La valutazione delle situazioni e dei contesti è un criterio a cui non possiamo rinunciare» e, ha aggiunto, «una legge che fornisca interpretazioni da un lato dà maggiori garanzie nel momento in cui c’è quell’interpretazione specifica, dall’altro canto lasciare una possibilità alla magistratura di integrare le singole condotte, anche quelle non pacificamente espresse in termini comunicativi, adattandole al contesto in cui il rapporto si è svolto o ai rapporti pregressi, è un rischio dal punto di vista della determinatezza, ma una garanzia della possibilità di ricostruire, per quanto possibile, la situazione storica tra le parti per consentire di dare una lettura corretta di questo rapporto». Sempre in audizione, l’Unione delle Camere Penali ha invece sollevato alcune perplessità: «La nozione elastica di consenso libero e attuale, combinata con l’ampio concetto di atti sessuali, può legittimare interpretazioni eccessivamente estensive, attribuendo alla magistratura un ampio margine di discrezionalità e generando gravi ricadute sulla certezza del diritto».