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Un’inchiesta del Wall Street Journal ha documentato come i recenti sforzi dell’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump per arrivare alla fine della guerra in Ucraina siano animati soprattutto dalla volontà di sviluppare opportunità commerciali e accordi economici convenienti con la Russia. L’inchiesta è stata pubblicata lo scorso venerdì, e se ne sta parlando molto per il livello di dettaglio e di accesso dei giornalisti, che hanno parlato con decine di diplomatici e funzionari governativi e dei servizi di intelligence di Stati Uniti, Russia e Unione Europea.
Racconta in particolare come i negoziatori dell’amministrazione Trump e quelli del regime del presidente russo Vladimir Putin sono arrivati al piano in 28 punti per la fine della guerra in Ucraina, presentato a metà novembre: secondo l’inchiesta, l’obiettivo principale dell’accordo non era mettere fine alla guerra, ma raggiungere accordi economici che aprano la Russia agli investitori statunitensi, anche a discapito degli interessi economici europei.
Quel piano era completamente sbilanciato a favore della Russia: è stato subito molto criticato, e poi almeno in parte superato dai successivi negoziati. È stato redatto in una serie di incontri di diplomazia “alternativa” a cui partecipavano l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, un avvocato esperto di questioni immobiliari e amico di vecchia data di Trump; e Kirill Dmitriev, capo negoziatore russo e imprenditore formatosi in grandi multinazionali della finanza statunitensi. Dmitriev è anche a capo del fondo di stato russo che si occupa di attrarre investimenti dall’estero. I loro incontri, dice il Wall Street Journal, sono cominciati lo scorso febbraio e hanno di fatto sostituito i canali diplomatici ufficiali.










