“Quando sono veramente nei guai rifiuto tutto tranne che di mangiare e bere”. In questa frase, tratta dalla commedia “L'importanza di chiamarsi Ernest", emerge tutto l’amore per la tavola del suo autore, Oscar Wilde. Proprio in questi giorni ricorrono 125 anni dalla morte avvenuta a Parigi nel 1900. Come lui stesso ha ammesso nel corso di buona parte dei suoi 46 anni di vita (nato a Dublino nel 1854) cibo e bevande sono sempre stati suoi sinceri amici, tanto da dedicar loro molta attenzione nella stesura delle sue opere, così come durante le ore spese tra salotti letterari e letti di amanti. Per molti è sicuramente il drink, il compagno maggiormente presente nella vita di Wilde, con particolare riferimento ai cocktail a base di assenzio e champagne così amati dai poeti e artisti dell’epoca simbolo del Decadentismo. In realtà, anche la componente cibo è sempre stata molto presente nella vita e negli scritti del poeta. Ancora oggi alcuni locali di Londra propongono piatti che celebrano la sua eredità letteraria ma anche la sua leggendaria joie de vivre. Wilde, nella capitale inglese ha vissuto per 17 anni, trasferendosi da Oxford, al termine degli studi universitari, e prima dell’esilio francese a seguito della sua condanna al carcere e ai lavori forzati, con l’accusa di condotta indecente per via della sua omosessualità.