ChatGPT compie oggi tre anni, ma i primi segnali del suo avvento sono di qualche tempo precedente. È infatti il febbraio 2019 quando OpenAI annuncia di aver creato un “generatore di testi” addestrato con 8 milioni di pagine web e in grado di produrre contenuti coerenti, realistici e di “qualità senza precedenti”. Il nome del modello in questione è GPT-2 (Generative pre-trained transformer). A stupire non fu tanto il fatto che OpenAI fosse riuscita in un’impresa simile (basata in realtà sull'architettura Transformer ideata da Google nel 2017), ma che si fosse rifiutata di distribuire il suo sistema d’intelligenza artificiale, giudicandolo troppo pericoloso: “Il rischio di un uso malevole è così elevato che la startup ha deciso di interrompere la sua normale prassi di rendere pubblica l’intera ricerca, in modo da avere più tempo per discutere le implicazioni di questa svolta tecnologica”, spiegava al tempo il Guardian.Sincera cautela o astuta mossa di marketing? Con il senno di poi, è facile sospettare che si trattasse della seconda. Al tempo, OpenAI era però una realtà molto diversa da oggi: non aveva ancora rotto ufficialmente con il suo co-fondatore e primo finanziatore Elon Musk ed era ancora una no-profit che si impegnava a pubblicare apertamente tutte le sue ricerche (da cui il nome). Allo stesso modo, Sam Altman non era ancora diventato la celebrità tech che è oggi ed era conosciuto più che altro in quanto presidente dell’incubatore di startup Y Combinator.L’avvento di GPT-3Per quanto fosse già all’epoca evidente che, nel mondo dell’intelligenza artificiale, stesse per succedere qualcosa di importante, le acque attorno a GPT-2 gradualmente si placarono. E poi, nel settembre 2020, la situazione cambia: sempre il Guardian pubblica senza preavviso un articolo intitolato “Un robot ha scritto interamente questo articolo: adesso hai paura, essere umano?”. Firmato: GPT-3. Nell’articolo, il nuovo modello linguistico di OpenAI analizzava anche filosoficamente il timore dell’essere umano nei confronti delle macchine, citando Matrix e l’opera teatrale R.U.R. scritta dal ceco Karel Čapek del 1920, in cui per la prima volta si immagina la ribellione contro l’umanità dei robot (inventando proprio il termine “robot”).La pubblicazione di quell’articolo viene oggi considerata una data simbolo della storia dell’intelligenza artificiale: il momento in cui gli esseri umani scoprono che le macchine stanno iniziando a padroneggiare ciò che, forse più di ogni altra cosa, consideriamo una nostra prerogativa: parlare, esprimerci in maniera articolata, usare il linguaggio.Per quanto si fosse trattato di un'astuta manovra promozionale, l’articolo pubblicato dal Guardian non viene seguito dalla commercializzazione immediata di GPT-3. Bisognerà aspettare più di due anni per arrivare a quel 30 novembre 2022, quando infine OpenAI presenta ChatGPT: la piattaforma conversazionale alimentata da GPT-3.Non è esagerato dire che, da quel momento, il mondo è cambiato: l’economia globale è stata travolta dalla corsa all’oro dell’intelligenza artificiale (con annessi timori di una colossale bolla speculativa), le superpotenze globali sono entrate in una nuova e ancora più acuta fase della competizione per diventare leader del settore, Nvidia (che produce i processori indispensabili per addestrare e utilizzare i modelli linguistici) è diventata l’azienda di maggior valore al mondo e la società ha nuovamente iniziato a interrogarsi sui rischi legati allo sviluppo dell’AI e alla (remota) possibilità che questa evolva in una pericolosa superintelligenza artificiale.L’impatto di ChatGPTAncora più profondo è stato l’impatto di ChatGPT su tutti noi. Se già negli anni precedenti avevamo iniziato a conoscere i vari sistemi di intelligenza artificiale predittiva (impiegati in campo medico, finanziario, militare o anche solo per prevedere cosa mostrarci su Instagram o farci ascoltare su Spotify), con l’avvento di ChatGPT e dell’intelligenza artificiale generativa abbiamo iniziato a utilizzare in prima persona i sistemi di AI, conversando direttamente con una macchina in grado di risponderci in maniera verosimile e spesso sorprendente. E capace di fare in pochi istanti cose che pensavamo una macchina non sarebbe mai riuscita a fare: riassumere lunghi documenti, redigere email professionali, risolvere problemi matematici, scrivere elaborati scolastici, comporre sonetti, canzoni, paper scientifici e tutto ciò che possiamo immaginare.Dopo aver colto di sorpresa il mondo intero, ChatGPT è diventata la piattaforma dalla crescita più rapida della storia: nel giro di soli cinque giorni ha raggiunto 5 milioni di utenti, che diventano 100 milioni in pochi mesi e che oggi hanno superato la cifra di 800 milioni di utenti attivi ogni settimana.In Europa e negli Stati Uniti, si stima che circa un terzo della popolazione utilizzi il large language model di OpenAI, percentuale che sale fino al 60% tra gli under 30. Ma tra i mercati principali troviamo anche India, Brasile, Indonesia, Filippine e tutte le più popolose nazioni del mondo (esclusa la Cina, dove ChatGPT è bloccato, ma che può contare sui modelli autoctoni come DeepSeek).Nel frattempo, Microsoft è diventata il principale partner di OpenAI, finanziandola con 13 miliardi di dollari. Ma tenere il conto degli investimenti in OpenAI è difficile: i più importanti finanziatori del mondo – da Softbank ad Andreessen-Horowitz, da Sequoia Capital al Founders Fund di Peter Thiel – si sono subito messi in coda per investire in OpenAI, che oggi ha raccolto complessivamente oltre 66 miliardi di dollari per un valore stimato in circa 500 miliardi di dollari.Da quel 30 novembre 2022, ChatGPT è diventato il sinonimo di intelligenza artificiale generativa, conquistando un enorme vantaggio – almeno in termini di brand e nonostante un nome “da progetto” – rispetto ai concorrenti che nel frattempo si sono moltiplicati: da Gemini di Google a Llama di Meta, da Claude di Anthropic al già citato DeepSeek, dal francese Mistral a Nova di Amazon.I limiti di ChatGPTNon ci sono dubbi che il successo di ChatGPT sia stato travolgente. Eppure, molti dei timori inizialmente previsti si sono puntualmente verificati. L’uso – e soprattutto l’abuso – del modello linguistico di OpenAI ha fatto la fortuna delle cosiddette AI content farms: vere e proprie fabbriche di contenuti e fake news generati automaticamente e a costo zero, mentre la scarsa comprensione delle reali capacità e dei limiti di questi sistemi ha fatto sì che il mondo accademico e scientifico venisse inondato da paper, ricerche, articoli e saggi contenenti le cosiddette “allucinazioni” (quando cioè un large language model presenta come se fosse un fatto un’informazione invece sbagliata o completamente inventata).Anche il mondo dell’istruzione è stato travolto dall’avvento di ChatGPT e deve ancora capire come sfruttare nel modo corretto questo sistema, al momento impiegato soprattutto dagli studenti per farsi fare i compiti (e dagli insegnanti per correggerli). Discorsi simili si potrebbero fare per il giornalismo (con una miriade di errori causati dall’uso improprio di ChatGPT o modelli simili), per la giustizia (con avvocati che presentano memorie difensive piene di precedenti inventati), per la medicina (con pazienti che usano i chatbot per ottenere diagnosi e terapie che potrebbero essere inventate), per la politica (con discorsi e proposte di legge scritti con l’AI) e l’elenco potrebbe continuare all’infinito.Ma forse non c’è un ambito in cui l’avvento di ChatGPT e degli altri LLM ha suscitato più preoccupazioni di quello professionale. Dopo un decennio in cui si è dato per scontato che l’intelligenza artificiale e la robotica avrebbero sostituito i lavori più semplici e ripetitivi, le intelligenze artificiali generative hanno provocato un completo rovesciamento. A essere in pericolo oggi sono soprattutto le professioni creative e della conoscenza: copywriter, traduttori, giornalisti, editor, social media manager e tantissimi altri mestieri che, soprattutto nelle posizioni junior, rischiano di essere automatizzati.Le sfide per il futuroIn tre anni, quindi, l’avvento di ChatGPT ha causato una profonda trasformazione e ha presentato nuove sfide per tutta la società. Eppure, per OpenAI le prove più importanti devono ancora venire. Prima di tutto, c’è la questione economica: fino a oggi, OpenAI non si è dovuta preoccupare di avere i conti in ordine grazie al costante supporto dei finanziatori. Adesso, però, i bilanci in rosso iniziano a essere preoccupanti: la società fondata da Sam Altman potrebbe chiudere il 2025 con perdite anche superiori a 30 miliardi di dollari e senza che ci sia una chiara strategia per invertire la rotta nel breve termine.Per quanto 800 milioni di utenti siano tantissimi, si stima che di questi solo 50 siano a pagamento. Peggio ancora: i costi legati alla gestione dei sistemi di intelligenza artificiale generativa sono talmente elevati che – per ammissione dello stesso Altman – OpenAI spende più di quanto incassa anche per fornire ChatGPT agli utenti paganti. Una situazione che, secondo molti addetti ai lavori, potrebbe a breve costringere OpenAI a puntare sulla pubblicità per aumentare i ricavi, sfruttando l’intima conoscenza che ha dei suoi utenti grazie alle prolungate sessioni con ChatGPT.E poi ci sono le deludenti prestazioni, rispetto alle attese, dell’ultimo modello GPT-5 e la concorrenza sempre più feroce di Google: il nuovo Gemini 3 Pro è infatti considerato il più performante dei modelli linguistici e si sta rapidamente avvicinando al rivale anche per numero di utenti (che sarebbero oggi 650 milioni). OpenAI inizia a sentire il fiato di Google sul collo, al punto che ha avvisato il personale di prepararsi a “tempi difficili” e a “contraccolpi economici temporanei”.Nel campo dell’intelligenza artificiale, la situazione può cambiare molto rapidamente. Nel novembre 2022, OpenAI era una promettente startup che non aveva ancora dato alla luce nessun prodotto. Oggi è la società non quotata in borsa dal maggior valore di mercato della storia. Domani potrebbe finalmente realizzare il sogno di Altman di creare una AGI (artificial general intelligence, l’AI di livello almeno pari a quello umano) e scatenare una nuova rivoluzione industriale generando ritorni economici immensi.Oppure, OpenAI potrebbe ritrovarsi con le casse vuote e con modelli dalle prestazioni ridotte rispetto a quelli di un colosso come Google, dotato di risorse pressoché illimitate. Tutto potrebbe succedere. Come effettivamente di tutto è già avvenuto nei tre anni trascorsi dal lancio di ChatGPT.
ChatGPT compie tre anni, ecco come l’AI generativa ha cambiato tutto
Svelato il 30 novembre 2022, il large language model di OpenAI ha innescato una nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma le sfide più importanti devono ancora venire







