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Ultimo aggiornamento: 11:40
Quanto accaduto in Milan-Lazio – il contestato rigore non concesso all’ultimo minuto per braccio di Pavlovic – rappresenta un punto davvero basso per i fischietti italiani. Non tanto per la decisione, tutto sommato corretta. Ma per come è stata presa: davanti al monitor, l’arbitro Collu si è letteralmente inventato un fallo in attacco pur di non schierarsi, per non rischiare di sbagliare o dare torto ai colleghi che l’avevano richiamato al Var. Se avesse confermato la scelta iniziale tutti gli avrebbero fatto i complimenti. Se avesse dato il rigore, non sarebbe stato uno scandalo, considerato che comunque si trattava di un tocco netto e decisivo, per quanto oggettivamente involontario. Così invece ha preso in giro giocatori, allenatori e milioni di tifosi, facendo capire che questa classe arbitrale è capziosa e in malafede: pur di difendere se stessa è pronta anche a dichiarare il falso. Dunque non ha più alcuna credibilità. E non è la prima volta che lo dimostra.
Formalmente, tutto ciò non ha niente a che fare con quello che sta succedendo all’Aia in queste settimane. Eppure si fa fatica a non pensare che le tensioni, gli scandali, le manovre sull’associazione e i loro vertici poi non si ripercuotano anche sulla serenità in campo degli arbitri. È notizia di qualche giorno che la procura Figc ha notificato la conclusione delle indagini ad Antonio Zappi, presidente dell’Aia. Gli vengono contestate presunte pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D: per far posto a Orsato e Braschi – due grandi ex arbitri, che lui appena eletto voleva coinvolgere nel suo nuovo progetto alla guida dell’Aia – Zappi ha “suggerito” ai dirigenti in carica (Ciampi e Pizzi) di dimettersi, prospettando loro soluzioni alternative.








