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Il Mef ha puntato con lungimiranza sulla guida di Lovaglio

Appena tre anni fa Mps era una banca se non proprio defunta, per lo meno in terapia intensiva. Il ministero dell'Economia, guidato da Giancarlo Giorgetti (in foto), ha scelto l'attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio e creduto in una visione a lunga scadenza. Il Tesoro, che allora aveva oltre il 64% del capitale, partecipò con 1,6 miliardi di euro a coprire l'aumento di capitale da 2,5 miliardi necessario per realizzare un piano industriale che puntava a riportare la più antica banca d'Italia a risorgere dall'oltretomba. Non tutti ci credevano, forse memori di un passato disastroso al quale la politica di sinistra aveva dato un solido contributo. A partire dall'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, che pure nel 2021 il Montepaschi lo ha trattato, rifiutando di prenderlo in carico anche a fronte di una dote miliardaria. Con il senno di poi sono tutti bravi, ma certamente quella scelta non pagò per Unicredit che anni dopo si è trovata a fare i conti con paletti golden power molto rigidi che le sono costati l'addio alla scalata al Banco Bpm.