La notizia del giorno in Israele è però senza dubbio la richiesta di grazia inoltrata dal primo ministro Benjamin Netanyahu al presidente Isaac Herzog in merito al processo per corruzione che lo vede coinvolto. Il premier israeliano nella sua lettera non ha effettuato nessuna ammissione di colpa, anzi ha spiegato che il suo "interesse personale" sarebbe stato quello di portare a termine il procedimento legale per poter essere scagionato da tutte le accuse. "Ma la sicurezza e la realtà diplomatica, ovvero l'interesse nazionale, impongono il contrario", ha spiegato Netanyahu aggiungendo che "una fine immediata del processo contribuirebbe notevolmente a promuovere un'ampia riconciliazione", all'interno del paese. La richiesta di grazia era stata caldeggiata anche da Donald Trump. L'ufficio del presidente israeliano ha fatto sapere che Herzog "è consapevole che si tratta di una richiesta straordinaria che comporta implicazioni significative" e che "dopo aver ricevuto tutti i pareri pertinenti" la valuterà "con responsabilità e sincerità". Contro la grazia si è schierato apertamente il leader dell'opposizione Yair Lapid secondo cui "non si può perdonare Netanyahu senza un'ammissione di colpa e un ritiro immediato dalla vita politica". Decine di manifestanti si sono poi radunati in serata sotto l'abitazione dello stesso Herzog per lo stesso motivo affermando che la concessione della grazia a Netanyahu trasformerebbe Israele in una "Repubblica delle banane".