C’è un nuovo indirizzo a Dubai che sembra uscito da un episodio di Black Mirror: si chiama Woohoo e si presenta come il primo ristorante al mondo “guidato” da uno chef di intelligenza artificiale. Aiman – così si chiama il cuoco digitale, biondo, occhi schermati da visori tech, presenza più che altro olografica – accoglie gli ospiti all’ingresso. Ma già dal primo passo è chiaro che qui la cucina è anche, e soprattutto, performance.
La notizia, come riporta l’agenzia France-Presse, ha fatto rapidamente il giro dei social: un locale dominato da un grande cilindro centrale presentato come “supercomputer”, proiezioni futuristiche sulle pareti, piatti raccontati come se fossero frutto di un laboratorio di genetica piuttosto che di una brigata di cucina.
E infatti Aiman non cucina: progetta. È un modello addestrato su migliaia di ricette e anni di ricerca di gastronomia molecolare. Una sorta di cervello culinario che immagina abbinamenti e sequenze tecniche, poi tradotte in realtà da cuochi in carne e ossa, pronti a correggere rotondità, sale, equilibri. Si lavora così: lui “pensa”, loro assaggiano.
Il piatto più discusso è un antipasto dal nome volutamente sensazionalistico: tartare di dinosauro. Ma non arriva da Jurassic Park: è spiegato come una ricostruzione “basata sul DNA dell’animale”. In pratica, una combinazione di carni crude dalla ricetta segreta, servita in un piatto pulsante che sembra respirare. Cinquanta euro di fantascienza alimentare. Un cliente lo definisce “una sorpresa assolutamente deliziosa”.






