Avolte basta osservare gli occhi di un cane per capire il peso delle sue attese. Lobo, un cucciolo di otto mesi con una zampa tesa e l’altra rilassata, ha imparato troppo presto cosa significhi essere scelto… o ignorato. Nonostante l’indole affettuosa e un’evidente voglia di appartenere a qualcuno, dopo otto incontri dedicati all’adozione la sua cuccia rimane ancora vuota. È giovane, gioioso, socievole. Eppure continua a guardarsi intorno nel rifugio di Criciúma, in Brasile, dove è ospitato, come chi teme che la sua occasione possa non arrivare mai.

Perché alcuni cani vengono scelti e altri no

Le adozioni non seguono regole matematiche. Secondo numerosi studi sul comportamento animale, il pubblico tende a scegliere cani dall’aspetto “familiare”, simile a quello già conosciuto in precedenza, oppure esemplari più tranquilli e immediatamente rassicuranti. I cuccioli vivaci come Lobo possono, paradossalmente, risultare “troppo energetici” agli occhi di chi cerca un compagno già formato. In altri casi è semplicemente una questione di casualità: la famiglia giusta non è ancora passata davanti alla sua gabbietta.

La lunga attesa: entusiasmo, poi sconforto

Alla sua prima partecipazione, Lobo si mostrava pieno di entusiasmo. Scodinzolava, osservava ogni persona come se potesse essere “quella giusta”. Col passare degli eventi, però, quel vigore ha lasciato spazio a un’ombra di rassegnazione, la tipica reazione dei cani che faticano a capire perché gli altri vadano via felici e loro rimangano lì. Si tratta di una reazione comune nei cani che frequentano più appuntamenti di adozione: secondo la letteratura veterinaria, la ripetuta esposizione a situazioni di speranza non coronata può portare a un calo della responsività sociale e a un atteggiamento più dimesso. Dopo otto occasioni perse, è facile intuire il suo stato d’animo.