PORDENONE - Quattordici mesi di custodia cautelare in carcere, nel Coroneo di Trieste, per non aver commesso il fatto. Tit Jensterle, 45 anni, è un autotrasportatore di Lubiana titolare della ProInt doo e datore di lavoro di Dimitar Dimitrov, il dipendente bulgaro che lo ha chiamato in causa per quella che la Dda di Trieste ricorderà come la più grande operazione antidroga in Italia: 4,3 tonnellate di cocaina sequestrate (qualcosa come 96 milioni di euro) e 38 arresti. L’inchiesta, coordinata dal pm Federico Frezza, aveva infiltrato tre investigatori del Gico tra trafficanti di livello internazionale: sloveni, croati, olandesi e bulgari. Di mezzo c’era anche il Clan del Golfo di Otoniel: Dario Antonio Usuga. Che cosa c’entra Tit Jensterle con tutto questo? Nulla. Il Tribunale di Pordenone lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Decisiva, come rimarca l’avvocato Damijan Terpin, è stata la trascrizione delle intercettazioni disposta dai giudici.
Dimitrov è l’autista dell’autoarticolato della ditta di Jensterle a bordo del quale, il 20 gennaio 2021, sono stati trasportati 600 chili di cocaina da Fossalta di Portogruaro fino a Monterotondo, quando per conto dei destinatari della droga consegnò all’agente sotto copertura 448mila euro per il contributo logistico. I soldi erano in una borsa di carta che in superficie aveva carne e pane. Una volta arrestato disse di aver ricevuto disposizioni direttamente dal suo datore di lavoro sul trasporto della droga e il pagamento. C’erano, in effetti, dei messaggi ambigui scambiati quella sera con Jensterle, inizialmente sul telefonino della ditta e poi con il numero personale dell’autista (Dimitrov aveva due telefoni a disposizione). Insomma, difficile non pensare a un ruolo non occasionale da parte di Jensterle.






