Santa alleanza per la pace nel segno dell’ecumenismo. «Basta violenze e atrocità in nome di Dio», mettono nero su bianco Leone XIV e Bartolomeo. Prima di affrontare la tappa geopolitica del viaggio (da oggi in Libano) il Papa visita la Moschea Blu scalzo e in silenzio ma senza pregare, poi concretizza la sua missione religiosa in Turchia firmando una dichiarazione congiunta con gli ortodossi. Il dialogo tra le fedi «non è causa di sincretismo e confusione», anzi è «essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture così diverse». Un appello a «costruire insieme un mondo più giusto e solidale» e a «prendersi cura del creato». Solo così «la famiglia umana potrà superare l’indifferenza, il desiderio di dominio, l’avidità di profitto e la xenofobia». Dono divino della pace e stop alle guerre: «I conflitti distruggono le vite». Appuntamento per tutti i cristiani a Gerusalemme nel 2033 nel Giubileo della Redenzione. «Fondamentale il ruolo dei cristiani nella vita sociale, economica, culturale e politica– dice ai media vaticani il cardinale Pietro Parolin-. Il Concilio di Nicea ha posto le basi della nostra fede. Siamo nella culla del cristianesimo, qui sono sorte le prime comunità. Il nome di Dio non può mai essere invocato per uccidere e dividere. Chi prega non cede al fondamentalismo. Serve collaborazione per le giuste cause comuni». Aggiunge il segretario di Stato: «Il Libano è un messaggio più che un Paese per la convivenza pacifica tra religioni e gruppi etnici. Nell’area i cristiani hanno un ruolo di moderazione e incontro tra le parti ma sono pochi ». Intanto oggi Hezbollah partecipa al ricevimento a Beirut per il Pontefice.
Il Papa: “Basta guerre in nome di Dio”. Oggi in Libano lo aspetta anche Hezbollah
Leone visita la Moschea Blu in Turchia, ma non prega. Col patriarca Bartolomeo firmato un impegno per la pace













