Il murale è segno di resistenza e invito alla riflessione sulle derivate estremiste dell'attivismo e su chi ricorre a violenza e censura per tentare di silenziare l'arte e imporre una narrazione univoca. Palombo ha scelto di collocarla nel cuore del raduno, sottolineando il valore dell'arte come spazio di confronto e dialogo. Ma forse si è fatto finta di non capire da parte dei destinatari del messaggio. L'artista ha deciso di proseguire il tour in parallelo al percorso delle due attiviste: il 28 novembre Greta Thunberg e Francesca Albanese hanno partecipato a Genova allo sciopero generale nazionale, mentre oggi erano nella Capitale. Il murale segue lo stesso itinerario simbolico, ponendosi come contro-narrazione visiva e come stimolo a non ridurre il silenzio voci critiche. Con questa nuova apparizione, Palombo rimette in scena un cortocircuito visivo che invita a interrogarsi sui rischi di strumentalizzazione dell'attivismo occidentale e sulle ambiguità del dibattito contemporaneo, chiamando in causa anche il ruolo dell'Onu nel contesto palestinese.