“Vorrei parlare direttamente ai ragazzi che hanno scritto quello scempio sulle mura del bagno. Vi sentite forti? Vi sentite grandi? Così grandi da aver fatto quello che non dovevate senza avere nessuna ripercussione? Forse anche ridendo mentre scrivevate i nomi di tutte quelle ragazze. Ma sorge una domanda, cos’è che vi fa ridere. Cos’è che vi fa sentire così forti e intoccabili da ridere di violenze che donne subiscono tutti i giorni?” Il giorno dopo la scoperta della “Lista stupri” sul muro di un bagno del liceo classico Giulio Cesare di Roma, gli studenti si sono riuniti in assemblea straordinaria durante l’intervallo per far sentire la propria voce. A parlare per prima è una delle ragazze comparse nell’elenco insieme ad altri otto, tra cui c’è un ragazzo e i membri delle liste di rappresentanza della scuola. Non si sa ancora chi sia stato e quale sia il motivo.

“È grave quello che avete scritto tanto quanto la leggerezza con cui l’avete fatto – dice la studentessa – e non mi riferisco al ragazzo che ha scritto direttamente ma anche a tutti quelli che lo hanno appoggiato, che gli hanno detto ‘sì, va bene continua’ o anche che non hanno parlato’”. Lui, spiega la ragazza, è “un compagno”, “un amico”, “un fratello” di qualcuno. E’ solo “l’ennesima prova della cultura maschile e della sua oppressione” che si è sentito legittimato a ridurre “me e altre sette ragazze a oggetto, a mero scherzo usando la leggerezza che si userebbe per fare una lista della spesa”. “Non sanno – continua – cosa significa uscire di casa e avere sempre la paura che possa succedere qualcosa, non sanno cosa sono i commenti inopportuni, lo stalking o l’avere paura, e io voglio che almeno in scuola questa paura non ci sia. Vergognatevi perché è l’unica cosa che potete fare adesso”.