Su TikTok e nella vita reale si sta imponendo una nuova estetica maschile, ironicamente battezzata “maschio performativo”. Matcha latte in mano, macchina fotografica analogica al collo, tote bag di tela presa al mercatino, Birkenstock Boston, jeans giapponesi cimosati e un libro, meglio se di qualche autrice indipendente come Sally Rooney, sempre bene in vista. È il ragazzo sensibile, colto, ambientalista, femminista. L’ultima evoluzione del maschile che vuole mostrarsi “soft” e lontano dalla mascolinità tossica.
Il fenomeno ha già prodotto, da Seattle a Jakarta, vere e proprie “performative male competitions”: raduni di ventenni con baffi sottili, orecchini, vinili rari, musica d’autore nelle cuffiette e dichiarazioni progressiste pronte per essere filmate. Una caricatura? Sì, ma non solo. Perché dietro l’ironia c’è un intero immaginario che sta ridefinendo come i ragazzi vogliono essere percepiti e come le ragazze li guardano. A fare da contraltare, spunta un’altra parola chiave della grammatica sentimentale 2025: mankeeping. Il nome è meno glamour, il problema molto più concreto: uomini che riescono ad aprirsi emotivamente solo con la partner, trasformandola nella loro “amministratrice emotiva”. Due fenomeni speculari, due lati della stessa tensione: l’uomo che appare molto più di quanto senta, e l’uomo che sente solo se qualcuno, di solito la donna, gliene fa da tramite.








