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Shahin prepara tre impugnazioni mentre resta nel Cpr di Caltanissetta. Per la polizia è “una minaccia concreta e grave”
Gli avvocati di Mohamed Mahmoud Ebrahim Shahin, imam della moschea di San Salvario a Torino, stanno predisponendo tre ricorsi contro il decreto di espulsione emesso dal Ministero dell’Interno. L’uomo, trasferito nel Centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta, resterà nella struttura per almeno quindici giorni, periodo durante il quale l’allontanamento dal territorio nazionale non potrà essere eseguito.
Negli ultimi giorni a Torino si sono svolte iniziative di solidarietà. Giovedì circa 400 persone hanno partecipato a una fiaccolata partita da piazza Castello e diretta verso via Pietro Micca, scandendo lo slogan “Free free Shahin”. In apertura del corteo era esposto uno striscione con la scritta: “Free Shahin Nobody Deported For Supporting Palestine”. La manifestazione è stata organizzata dopo l’arresto dell’imam, 47 anni, di origine egiziana ma residente in Italia da vent’anni, espulso in quanto ritenuto dalle autorità di polizia “una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”. Shahin ha affermato di essere in pericolo in caso di ritorno in Egitto come oppositore del presidente Al Sisi e ha presentato domanda di protezione internazionale.






