Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 12:05
Giobbe Covatta torna in scena con ‘6 gradi‘, lo spettacolo dedicato al cambiamento climatico. L’appuntamento è per lunedì 1 dicembre all’EcoTeatro di Milano e l’intero ricavato servirà a sostenere le missioni di salvataggio di ResQ – People Saving People nel Mediterraneo. Uno spettacolo che quest’anno compie dieci anni e si è evoluto insieme al pubblico, al modo con cui affrontiamo temi come il riscaldamento globale, ma anche l’immigrazione. Ambasciatore e testimonial di lunga data per Amref Health Africa, Covatta smaschera le nostre ipocrisie, ma anche le semplici abitudini, i pregiudizi e le paure indotte. Per lo più frutto di “ignoranza” perché, dice, il problema dell’Italia “è che nessuno sa un cazzo”.
Visto dal palcoscenico come si è evoluto in 10 anni il tema del cambiamento climatico?
Si è evoluto, ma in peggio. Quando ho scritto lo spettacolo la gente aveva un’ansia per volta, mentre adesso ne ha dieci, con l’attenzione spostata su guerre e paure immediate, quindi il clima è scivolato giù dalla lista. Intanto continuiamo a fare le Conferenze sul clima, dove all’ultima non è successa una minchia esattamente come in tutte le precedenti e tutti se ne vanno dicendo “vabbè, ci aggiorniamo alla prossima”. C’è stato un momento entusiasmante in cui i ragazzi di Fridays for Future sembravano aver riacceso la consapevolezza. Mi ricordo quando a Roma scesero in piazza in 200, una cosa commovente, no? Poi, due ore dopo, 100 mila stavano da McDonald’s. Non è polemica, non accuso nessuno, dico solo che siamo fatti così: gridiamo al consumo energetico, ma col cazzo che spegniamo l’aria condizionata. Compreso me: so che ogni 20 anni raddoppiamo l’esigenza energetica, ma se sento caldo io l’appiccio.






