Nelle precedenti indagini, Sempio ha sempre ribadito di essere “sicuro” che Marco, il fratello della vittima, non gli avesse mai indicato la data precisa della partenza. E aveva sempre ribadito agli inquirenti che aveva chiamato casa Poggi, per tre volte tra il 7 e l'8 agosto, proprio per chiedere se fosse in casa. Nonostante questo, però, le chiamate appaiono sospette. A complicare poi la sua posizione, le presunte incongruenze sullo scontro del parcheggio a Vigevano del 13 agosto 2007, che darebbero all’indagato un alibi. Ci sarebbe un testimone che avrebbe smentito Sempio sulla paternità dello scontrino. E poi infine l’inchiesta di Brescia per corruzione in atti giudiziari e che vede indagato il magistrato in pensione Mario Venditti. Gli investigatori ipotizzano che avrebbe preso dei soldi per scagionare il ragazzo nel corso dell’indagine a suo carico nel 2017. Una situazione, quella di Sempio, che si fa giorno dopo giorno sempre più complicata e su cui l’uomo è intervenuto pubblicamente. “C'è un certo accanimento, spero in buona fede – ha commentato – Al momento non ho una vita. Sono tornato nella cameretta in cui stavo una volta, chiuso lì, non posso fare niente. È come essere ai domiciliari”.