Allarme anche in Liguria per il fermo pesca che è stato previsto previsto per i mesi di ottobre e novembre come misura necessaria per tutelare il mare e garantire la sostenibilità della risorsa. «Come per tutte le marinerie italiane, anche in quelle liguri di Genova, Imperia, Savona e La Spezia, molte lavoratrici e molti lavoratori, in seguito a questo provvedimento, si trovano senza un reddito durante il periodo di fermo obbligatorio – spiegano in una nota Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Pesca – E’ inaccettabile che uno strumento indispensabile per proteggere l’ambiente marino si traduca in settimane di reddito zero per chi vive di pesca.Serve una risposta immediata. Adeguate tutele economiche per i lavoratori non ci sono: la situazione è drammatica anche nel nostro territorio considerando che deve essere ancora percepito l'importo spettante per il fermo dell'ottobre 2024.Le somme previste oggi non coprono nemmeno le necessità essenziali dei lavoratori».
Per le organizzazioni sindacali diventa fondamentale intervenire al più presto. «È necessario garantire sostegni economici reali, proporzionati alla perdita di giornate di lavoro e alla difficile situazione del settore ligure – prosegue la nota – Occorrono indennità dignitose e tempestive per tutti i lavoratori coinvolti dal fermo, estensione della CISOA (cassa integrazione speciale) alla pesca marittima, apertura di un tavolo urgente tra Regione Liguria, Ministeri competenti e sindacati, misure concrete a sostegno delle marinerie liguri e riconoscimento e tutela dei lavoratori a terra, parte fondamentale della filiera.Tutta la pesca nazionale e quella ligure vanno tutelate: mare e lavoro insieme.La salvaguardia dell’ambiente marino è un valore condiviso da chi lavora sul mare ogni giorno. Ma proteggere il mare significa anche non abbandonare chi garantisce la continuità della pesca ligure. Servono strumenti chiari, equi e strutturali, per difendere reddito, professionalità e futuro delle comunità costiere».







