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La proposta Fdi sulla proprietà delle riserve verso la bocciatura per non aprire un fronte con la Bce
Il contesto politico ed economico si caratterizza oggi per l’intersezione di tre fronti: la proposta sulla proprietà pubblica dell’oro di Bankitalia, la revisione degli emendamenti alla legge di Bilancio e la situazione economica nazionale, che l’Istat fotografa in lieve recupero. Il governo, a due settimane dall’arrivo in Aula della manovra, si trova a dover sintetizzare e compensare spinte di diversa direzione e intensità. Nel frattempo, l’economia cresce dello 0,1% nel terzo trimestre con un’inflazione stabile all’1,2 per cento.
La proposta del capogruppo al Senato di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, che prevede che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato» è stata letta dai tecnici del Tesoro come una possibile nazionalizzazione di contenuto espropriativo. La gestione delle riserve rientra nel Sistema europeo delle banche centrali e qualsiasi intervento nazionale rischierebbe di violare il divieto di finanziamento monetario e l’indipendenza della banca centrale. L’oro custodito da Bankitalia, pari a 2.452 tonnellate, è un asset strategico non destinato alla copertura del debito pubblico ma alla stabilità del sistema e della moneta unica. Anche una dichiarazione formale di proprietà statale non consentirebbe l’utilizzo dei lingotti per finalità fiscali o di politica economica, come già chiarito dalla Bce nel 2019. L’approvazione senza parere europeo potrebbe aprire un nuovo fronte con Bruxelles, subito dopo l’apertura della procedura d’infrazione sul Golden Power.






