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Ultimo aggiornamento: 18:17

di Davide Trotta

Dell’accento accorato posto unanimemente dalle parti politiche sulla scuola potrebbero farsi portavoce le parole di Così fan tutte: “Come l’araba fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Ecco, dove stiano effettivamente misure concrete per promuovere la scuola nel nostro Paese non è dato sapere. O forse sì. Lo possiamo vedere per esempio dall’ultimo provvedimento con cui la Regione Piemonte elude la promessa fatta dalla Città metropolitana di Torino quest’estate, per cui non ci sarebbero stati dimensionamenti di alcuni istituti scolastici in futuro.

E invece cucù, la Regione aggira tutti e deposita palla in rete, invero un autogol in nome del Pnrr, che pone vincoli inderogabili: bisogna far quadrare i conti entro il 2027, altrimenti i fondi stanziati ai comuni dovranno tornare indietro. Evidentemente l’alibi della denatalità, in forza del quale si giustificava la necessità di ridurre il numero di scuole, non era abbastanza probante. Quindi ora se ne sbandiera uno nuovo. E quando si tratta di tagliare, c’è l’imbarazzo della scelta: scuola o sanità sono le vittime prescelte da immolare sull’altare dell’economia.