Sono arrivati dall’Africa. Tanzania, Kenya, Sud Africa. Quattordici delegati della Croce Rossa. Sono entrati a Villa Maraini per studiare una cosa precisa: come si salva una vita quando la dipendenza diventa una condanna. Come si previene un conflitto partendo da una siringa.

Il numero dei conflitti armati per il controllo della droga infatti è alto. Domani il training finisce. Una settimana intensa. Lezioni, incontri, visite sul campo. Alla fine ci sarà una cerimonia, una stretta di mano, un attestato. Poi, su invito della presidente della Commissione Scuola di Roma Capitale, Carla Fermariello, la delegazione entrerà al Campidoglio.

“Abbiamo studiato il metodo di Villa Maraini per sviluppare programmi di riduzione del danno e alternative al carcere” dichiara Lucia Sebastian Pande, segretaria generale della Croce Rossa della Tanzania. “Vogliamo replicarlo nel nostro Paese, creando una rete con le Società Nazionali vicine. Possiamo raggiungere più persone vulnerabili. Possiamo evitare che il controllo della droga diventi l’innesco di una guerra”.

Il corso è stato realizzato insieme alla Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Fa parte di una partnership tripartita: IFRC, Croce Rossa Italiana, Villa Maraini. A guidarla è Massimo Barra. Parla con tono fermo: “In questo contesto globale complesso, avere professionisti che vengono a studiare il nostro metodo è un segnale importante. Molte guerre nascono e si alimentano con il traffico di droga. Le conseguenze ricadono su tutti: utenti, famiglie, territori. I dati del Kenya mostrano che, dove non esiste riduzione del danno, quasi tutti sviluppano Hiv”. Il Kenya ha già un centro: Lamu.