Da un girasole strappato ad altre decine che sono stati posati nello stesso punto, in una gara di solidarietà per ricordare un quindicenne che non c'è più.
Milano si sta mobilitando per Ale, il ragazzino morto improvvisamente nel 2017 mentre giocava a basket con gli amici al campetto di via Dezza, dove la madre e il padre da allora portano un girasole, il suo fiore preferito per ricordarlo.
Ma c'è chi, in un gesto di cattiveria e indifferenza, ha strappato più volte quel fiore fino a che Laura, la madre di Ale, ha deciso di scrivere un biglietto per spiegare il perché di quel gesto: "Non strappatemi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo girasole mi ricorda. Grazie, Alessandro". Parole che non hanno intenerito chi è nuovamente passato di lì per strappare ancora il fiore e per replicare che "se tutti mettono un fiore per ogni morto Milano sarebbe una pattumiera".
A scatenare indignazione, ma anche solidarietà e vicinanza alla famiglia, è stata una lettera al Corriere della Sera in cui veniva segnalato questo episodio di inciviltà, che è stato raccontato anche dal profilo social dedicato alle storie del basket La Giornata Tipo. Anche da qui è nata la mobilitazione: "Sarebbe bello - si legge nel post - se nei prossimi giorni tante persone potessero portare un girasole e sarebbe bello che il girasole diventasse simbolo di quel campo".






