“Siamo tornati protagonisti nello Spazio”. Così il ministro Alfredo Urso sulla notizia appena arrivata da Brema, dove si è conclusa la Ministeriale Esa CM25: nel braccio di ferro diplomatico e finanziario che ha ridefinito il budget spaziale europeo per i prossimi tre anni, l’Italia ha incassato un risultato storico: un astronauta italiano è stato ufficialmente assegnato a una missione del programma Artemis, insieme a un collega tedesco e a un francese. I nomi saranno presumibilmente resi noti nel prossimo futuro.

Il peso dell’Italia

Questo biglietto per la Luna non è un regalo, ma il frutto di un preciso calcolo geopolitico e industriale. L’Italia, attraverso il suo contributo all’Esa, è uno dei pilastri del programma di esplorazione Terrae Novae, e l’Europa si è garantita i posti a sedere sulle navicelle Orion della Nasa attraverso un “baratto” tecnologico: l’Esa fornisce all’agenzia spaziale americana i Moduli di servizio europei (Esm) – che danno energia e propulsione alla capsula Orion – e i moduli abitativi per il Lunar Gateway, la futura stazione spaziale che orbiterà intorno alla Luna. E qui entra in gioco il made in Italy: gran parte di questi moduli (come I-Hab e HALO) sono realizzati negli stabilimenti di Torino di Thales Alenia Space. Senza la tecnologia italiana ed europea, Artemis non potrebbe volare. “Forniamo contributi essenziali come i moduli di servizio per Orion e i moduli per il Gateway in cambio di voli per astronauti europei”, aveva anticipato Benoît Pouffary, responsabile del team Exploration Strategy dell’Esa, durante i lavori preparatori.